Sondaggi Swg, la Lega scivola dietro ad Avs mentre la febbre internazionale raffredda i grandi partiti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La consueta rilevazione settimanale condotta da Swg per il TgLa7, diffusa nella giornata di lunedì 13 aprile, restituisce l’immagine di un Parlamento virtuale in leggera ma significativa fibrillazione. Se da un lato Fratelli d’Italia, trainato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mantiene saldamente la barra del primato pur perdendo qualche decimale, è nel dettaglio delle dinamiche tra le forze medie e minori che si consuma la vera novità di questo scenario politico segnato da tensioni internazionali e dalle loro evidenti ricadute economiche sul caro-vita.

Il sorpasso di Avs e il crollo del Carroccio

Il dato più eclatante – quello che farà discutere gli strateghi di via Bellerio – riguarda il tracollo della Lega, la quale arretra dello 0,3% portandosi al 6,3% e viene così definitivamente scavalcata da Alleanza Verdi e Sinistra. Quest’ultima, infatti, resiste stabilmente al 6,6% (senza variazioni rispetto alla scorsa settimana), un muro che Salvini, alle prese con le turbolenze interne della coalizione e la concorrenza sul campo di Futuro Nazionale, non riesce più a scalfire. Si tratta di un’inversione di tendenza che, se confermata nelle prossime settimane, riscriverebbe le gerarchie tra le opposizioni di sinistra e quelle del centrodestra “liquido”.

La stasi dei big: arretrano tutti, nessuno approfitta del momento

A differenza di quanto potrebbe suggerire il semplice dato di un sorpasso, il quadro generale è dominato da una sostanziale stanchezza dell’elettorato verso le forze maggiori, effetto probabilmente delle incertezze geopolitiche che hanno raffreddato gli entusiasmi. Fratelli d’Italia, che guida la classifica con il 29,3%, accusa un calo dello 0,2% rispetto al 29,5% di fine marzo. Non va meglio per il Partito Democratico di Elly Schlein, che pur restando saldamente secondo (21,9%), perde un decimo di punto; lo stesso arretramento marginale, pari allo 0,1%, lo subisce il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, ora al 12,2%. Insomma, lo “stallo” è la parola d’ordine, con i tre principali competitor che si guardano senza riuscire a infliggersi colpi decisivi.

La rivincita dei “piccoli” e la crescita costante di Vannacci

Se i grandi navigano in acque agitate, a trarne vantaggio – seppur in termini assoluti ancora contenuti – sono i partiti cosiddetti minori. La settimana segnata dalle crisi internazionali sembra aver spinto una frazione dell’elettorato verso sigle considerate più agili o meno logorate dalle sirene del governo. Roberto Vannacci, con il suo Futuro Nazionale, continua la sua corsa raccogliendo un +0,2% che lo porta a consolidarsi come una delle voci più influenti dell’area sovranista. Nella stessa ottica di crescita, troviamo +Europa che guadagna lo 0,2%, mentre Azione, Italia Viva e Noi Moderati si accontentano di un +0,1% ciascuno. Sono numeri che, se sommati, disegnano un arcipelago di consensi diffuso che la politica tradizionale fatica a ricomporre.

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