Khamenei riappare e proclama la vittoria sull’"asse del male", ma l’Iran resta un rebus
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Redazione Esteri
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Dopo otto giorni di silenzio, durante i quali si erano moltiplicate le speculazioni sulle sue condizioni di salute, Ali Khamenei è tornato a mostrarsi in un videomessaggio diffuso dalle televisioni di Stato iraniane. La Guida suprema, ottantaseienne ma sorprendentemente energico, ha celebrato quella che ha definito una «vittoria schiacciante» contro il «regime sionista» e gli Stati Uniti, accusati di aver esagerato l’impatto dei raid sui siti nucleari iraniani. «La Repubblica Islamica ha dato un duro schiaffo all’America», ha dichiarato, senza però fornire prove concrete dei danni subiti – o evitati – dalle infrastrutture atomiche del Paese.
La Casa Bianca ha replicato con un secco comunicato, definendo le parole di Khamenei un «tentativo goffo di salvare la faccia» dopo quello che Washington considera un successo militare indiscutibile. Trump, che nei giorni scorsi aveva attaccato i media «disinformatori» come Cnn e New York Times per aver riportato voci contrastanti sull’efficacia degli attacchi, ha ribadito che gli impianti iraniani sono stati «decisivamente neutralizzati». Eppure, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche di entrambe le parti, mancano ancora verifiche indipendenti sull’effettiva portata dei bombardamenti.
Intanto, a Gaza la situazione umanitaria continua a deteriorarsi, con le organizzazioni internazionali che denunciano carenze di medicine, acqua e generi di prima necessità. Le operazioni militari israeliane, seppur ridotte dopo la tregua dei dodici giorni, non hanno interrotto del tutto gli scontri, mentre il Consiglio Europeo – diviso tra chi chiede sanzioni più dure contro Teheran e chi teme un’escalation – fatica a trovare una linea comune.




