Omicidio di Gabriele Vaccaro a Pavia, fermato un sedicenne: il delitto per un pezzo di pizza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La violenza di strada, che il venticinquenne Gabriele Vaccaro aveva già conosciuto nella sua forma più cruda quando aveva appena tredici anni, è tornata a colpirlo una notte di fine settembre, stavolta in modo letale. Era il primo ottobre 2023, infatti, quando un branco di conoscenti – adolescenti come lui all’epoca – lo aggredì di domenica in pieno centro a Pavia, lo immobilizzò e lo colpì alla testa con dei sassi dopo averlo pestato a calci e pugni, un trauma cranico che lo mandò all’ospedale. Due anni dopo, e ancora di domenica, il copione si è ripetuto con un esito irreparabile: una pizza presa con gli amici a fine serata, prima di rientrare a casa, gli è costata la vita. Quella stessa pizza che non avrebbe mai mangiato, rimasta dentro al cartone appoggiato al cruscotto dell’auto su cui viaggiava, è diventata la tragica sintesi di quanto emerso dagli interrogatori ai membri del gruppo.

Una richiesta banale e disarmante

“Dammi una fetta di pizza”. È da questa richiesta, banale nella sua semplicità quasi grottesca, che si è innescata la lite culminata nell’omicidio nella notte tra sabato e domenica scorsa. Secondo la ricostruzione degli investigatori – supportata dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dalle testimonianze raccolte in Questura – tutto si è consumato in pochi minuti nel parcheggio di via Nazario Sauro, all’interno dell’ex area Cattaneo. Il giovane, che si trovava in compagnia di alcuni amici, è stato avvicinato da un gruppo di ragazzi più giovani; dopo lo sfottò legato a quella fetta di pizza, ne è nata una colluttazione breve ma violenta. Un sedicenne, fermato dalla polizia nelle ore successive, è ora in carcere con l’accusa di omicidio, mentre gli altri componenti del branco sono stati identificati e sentiti dagli inquirenti.

Un parcheggio sorvegliato e un passaggio pedonale silenzioso

Ai piedi del parcometro, nel parcheggio dell’area Cattaneo, una rosa bianca ieri ricordava la tragedia. A parte la presenza delle telecamere – che hanno fornito elementi chiave per la ricostruzione – e dei cronisti in cerca di testimonianze tra passanti e residenti, il luogo appariva segnato dal consueto viavai di chi lascia l’auto “nella buca” per raggiungere a piedi il centro storico. Si passa dal pedonale su piazza San Pietro in ciel d’oro, si attraversa l’allea di viale Matteotti e poi si sbocca in piazza Petrarca: un tragitto che molti compiono ogni giorno, e che quella notte è stato teatro di una morte violenta. “Qui c’è un problema di sicurezza – ha osservato qualcuno tra i residenti intervistati – meglio camminare a passo veloce”. Una frase che riecheggia come monito silenzioso in un’area che non è estranea a episodi di rissa e piccoli raids notturni.

Il fermo e gli sviluppi giudiziari

Gli investigatori hanno lavorato senza sosta per ricostruire i minuti precedenti e successivi all’aggressione. Le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza privati e pubblici hanno permesso di seguire gli spostamenti del gruppo di giovani prima e dopo il delitto. Il sedicenne fermato – che secondo quanto trapelato non avrebbe precedenti specifici per reati violenti – è stato portato in un istituto penale minorile. La richiesta di convalida del fermo è già stata trasmessa al tribunale per i minorenni, dove si dovrà decidere sulle misure cautelari anche per gli altri ragazzi coinvolti, sebbene al momento nessun altro sia stato arrestato. La dinamica, al netto delle prime dichiarazioni, appare chiara: lo sfottò per un pezzo di pizza, la reazione sproporzionata, il colpo letale che non lascia scampo a Gabriele Vaccaro, morto poco dopo il trasporto in ospedale.

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