Favara dice addio a Gabriele Vaccaro, il 25enne ucciso per una pizza a Pavia
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Redazione Interno
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L’ultimo saluto, nella chiesa madre di Favara, si è trasformato in un abbraccio collettivo che nessuno, forse, si aspettava così imponente. Circa tremila persone – un numero che parla da sé, se si considera la natura tragicamente banale del movente – hanno gremito piazza e navate per accompagnare Gabriele Vaccaro, il venticinquenne la cui vita è stata spezzata da una coltellata ricevuta nella notte tra il 18 e il 19 aprile. La salma, dopo l’autopsia condotta la scorsa settimana a Pavia, è tornata in Sicilia dove, lunedì 27 aprile, la comunità d’origine ha voluto restituire al ragazzo quella dignità che un parcheggio, quello dell’area Cattaneo, gli aveva strappato via in un istante. Fuori, una gigantografia del giovane campeggiava tra corone di fiori e palloncini bianchi e azzurri, colori che qui sono diventati il simbolo silenzioso di un’esistenza innocente interrotta senza un perché.
La maglia numero 2 e l’attesa del feretro tra gli amici di sempre
Ad attendere il feretro, prima del rito funebre, c’erano loro: gli amici del calcio dilettantistico, quelli che lo avevano visto correre sul campo con la maglia numero 2 cucita sulla pelle. Molti hanno indossato quella stessa casacca, un gesto tanto semplice quanto potente, che ha trasformato il dolore in una liturgia laica prima ancora che religiosa. All’interno della chiesa di Santa Maria Assunta – gremita fino all’ultimo banco – l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, ha celebrato le esequie davanti a una folla in cui spiccavano le fasce tricolori di numerosi sindaci, tra cui quella del primo cittadino di Pavia, Michele Lissia. La sua presenza, va detto, non è stata solo formale: portava con sé il peso di una città, quella lombarda, dove la rissa per una pizza – o presunta tale – è degenerata in accoltellamento, e dove ora gli inquirenti cercano di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
Un minorenne al centro delle indagini, la procura tace sui particolari
Le indagini, infatti, procedono su un binario blindato. Secondo quanto finora emerso – e che nessuna fonte ufficiale ha ancora dettagliato compiutamente – il presunto autore del fendente mortale sarebbe un minorenne. Un’ipotesi che, se confermata, riaprirebbe il capitolo spinoso della responsabilità penale dei giovanissimi, ma su questo aspetto gli investigatori mantengono il più stretto riserbo. Quel che è certo è che la lite scoppiata nel parcheggio dell’area Cattaneo non aveva, a quanto pare, altri moventi se non una banale disputa legata a un cibo da asporto. Un’assurdità che ha fatto il giro del paese, tanto da spingere la gente di Favara a scrivere su uno striscione davanti alla chiesa: “Il tuo sorriso resterà in eterno”. Nessuna parola di rabbia, in quella frase, solo una nota dolcissima che prova a tenere in vita un ragazzo andato via troppo presto.
Raccolta fondi promossa dalla Consulta dei Giovani di Pavia
Parallelamente al cordoglio, si è mossa una macchina solidale che non si è fermata ai confini cittadini. La Consulta dei Giovani di Pavia, in collaborazione con Caritas e con l’associazione “Nessuno si salva da solo”, ha promosso una raccolta fondi destinata a sostenere la famiglia di Gabriele. Un sostegno concreto, perché a restare non c’è solo il vuoto di una sedia vuota ma anche le difficoltà economiche che spesso accompagnano queste vicende. Durante i funerali, nessuno ha letto messaggi di rivalsa né vagheggiato improbabili giustizie private. C’era, piuttosto, la sobrietà di chi sa di non poter restituire una vita, ma cerca almeno di non lasciare sola chi quella vita l’aveva messa al mondo. E così, tra le note d’organo e il silenzio rotto solo dai singhiozzi, Favara ha salutato per sempre Gabriele Vaccaro, il venticinquenne che in un parcheggio di Pavia ha incontrato la morte per un motivo del quale nessuno, mai, potrà dire “ne valeva la pena”.




