Il “modello Friuli” e la sfida dell’autonomia cinquant’anni dopo l’“Orcolat”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era il 6 maggio del 1976 quando la terra tremò per cinquantanove secondi, un lasso di tempo sufficiente a spazzare via cento comuni e a inghiottire quasi mille vite. Quel giorno, l’“Orcolat” – il mostro della leggenda locale – sembrava aver vinto, eppure, per usare le parole che il presidente Sergio Mattarella ha pronunciato ieri a Gemona del Friuli nel corso della cerimonia per il cinquantenario, fu proprio da quella “desolazione” che nacque il concetto stesso di resilienza italiana. Il capo dello Stato, affiancato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un inedito bagno di folla, ha citato quel termine anglosassone per restituirlo alle sue radici più autentiche: non un’astrazione gestionale, ma la risposta carnale di una popolazione che, come ricorda il celebre studio del politologo di Harvard Robert Putnam del 1993, seppe ribaltare quella “frattura feudale tra governanti e governati” tipica delle aree a basso indice di civismo, trasformando la tragedia in un laboratorio di efficienza.

Il bagno di folla dei due presidenti e l’eredità di Zamberletti

La commemorazione, che ha visto la deposizione di una corona al cimitero di Gemona – dove riposano quattrocento delle vittime – è stata l’occasione per restituire centralità a una pagina di storia repubblicana che troppo spesso si tende a dimenticare quando si parla di emergenze più recenti. Mattarella e Meloni, seduti fianco a fianco al Teatro Cinema Sociale per la seduta straordinaria del Consiglio regionale, hanno ascoltato il ricordo di un meccanismo perfetto: quel “modello Friuli” che, sotto la guida del commissario Giuseppe Zamberletti, gettò le basi dell’attuale Protezione Civile. Se, come ha osservato il governatore Massimiliano Fedriga riprendendo le teorie di Putnam, la forza della regione risiede in una “paternità civile” che annulla i bizantinismi della politica calata dall’alto, fu proprio l’intuizione di dare poteri straordinari ai sindaci – il vero collante tra lo Stato e la gente – a fare la differenza.

La lezione per l’autonomia e l’appello dei primi cittadini

Proprio a questo snodo istituzionale si lega la questione più scottante emersa nel corso delle celebrazioni. Se da un lato Mattarella ha ammonito a “non limitarsi alla mitigazione” delle catastrofi, invocando una prevenzione strutturale che Guarda al rischio idrogeologico e sismico, dall’altro i sindaci presenti hanno approfittato della visita per consegnare al Colle una lettera dai toni urgenti. L’occasione del cinquantenario ha riacceso i riflettori sulle difficoltà operative della macchina dei soccorsi, esemplificate dal caso di Preone dove la magistratura ha recentemente chiamato in causa un primo cittadino. Ermes De Crignis, sindaco di Ravascletto, ha riferito che Mattarella avrebbe risposto con un secco “sono con voi”, un endorsement che fa da contraltare alle parole della premier Meloni, la quale ha ribadito la necessità di proteggere i ruoli dirigenziali in emergenza per scongiurare quel “familismo amorale” che, secondo l’analisi putnamiana, paralizza le aree meno civiche.

La rinascita tra macerie e fabbriche

Lo scorrere del tempo ha trasformato quelle macerie in un modello di sviluppo. A cinquant’anni di distanza, la lezione più alta rimane forse quell’ordine imposto dall’arcivescovo di Udine, monsignor Battisti, che consigliò di ricostruire prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese: la priorità data al lavoro e alla dignità economica. È questa la radice dell’orgoglio che Putnam, all’epoca, definì “poco italiano”, alludendo a quelle radici mitteleuropee che hanno insegnato al Friuli a fare da solo senza mai sentirsi abbandonato. La visita alla mostra allestita dal Messaggero Veneto a palazzo Elti ha chiuso il cerchio di una giornata in cui, come ha sottolineato Mattarella, la “tenacia” ha prevalso sulla distruzione, consegnando all’Italia non solo una regione ricostruita, ma un intero sistema – quello della Protezione civile – capace di reagire al collasso.

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