Sumy, drone russo colpisce un minibus: nove civili uccisi
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Redazione Esteri
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Kiev – Mentre la diplomazia tace, la guerra torna a mietere vittime innocenti. Nelle prime ore del mattino di ieri, due droni russi hanno sorvolato le campagne della regione di Sumy, area strategicamente cruciale dove Mosca cerca di creare una “zona cuscinetto” di almeno dieci chilometri dal fronte. Uno dei velivoli, un ricognitore, ha individuato il bersaglio: un minibus Mercedes che trasportava civili in fuga da Bilopillya, località a pochi chilometri dal confine con le regioni russe di Kursk, Belgorod e Bryansk. Il secondo drone, armato, ha colpito senza esitazione. Il bilancio è di nove morti, tra cui una famiglia intera, e quattro feriti gravi.
L’attacco, avvenuto durante un’operazione di evacuazione, rientra in una strategia ben precisa: colpire chi cerca scampo, destabilizzando ulteriormente un territorio già martoriato. La regione di Sumy, infatti, è da mesi nel mirino delle forze di Mosca, che la considerano un avamposto chiave per proteggere i propri confini. Non è un caso che l’offensiva sia ripresa dopo i colloqui di Istanbul, dove, nonostante qualche apertura, le trattative hanno sostanzialmente fallito.
Intanto, dalla Casa Bianca arriva un messaggio chiaro: Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti, ha minacciato nuove sanzioni alla Russia se non accetterà un cessate il fuoco immediato. Ma le parole del presidente americano, per quanto dure, sembrano per ora cadere nel vuoto. Mosca, da parte sua, si dice disponibile a un incontro tra Putin e Zelensky, ma solo dopo lo scambio di prigionieri – mille per parte – e l’accordo preliminare su un trattato di pace che Kiev, comprensibilmente, non è disposta a firmare senza garanzie concrete.




