Timothée Chalamet e le foto con papà sulle Dolomiti: il post da 21 milioni di follower e la questione del turismo di massa
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Redazione Sport
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Timothée Chalamet ha pubblicato sui social un carosello di nove fotografie che lo ritraggono sulle Dolomiti insieme al padre Marc. La didascalia, in inglese, recita «Escursionismo con papà sulle Dolomiti».
L’attore, che ha da poco compiuto trent’anni, ha scelto il versante più orientale delle Alpi italiane per una vacanza lontana dai set e dagli eventi mondani, documentando il viaggio con scatti che mostrano sentieri di montagna, caschi da escursione, un cono gelato, una pizza consumata sul divano dell’appartamento in cui alloggiava e una cena dal tono più formale.
Il post, pubblicato su un account da 21 milioni di follower, ha superato i 4 milioni di like e le 264mila condivisioni. Numeri che hanno riacceso il dibattito sull’impatto che la visibilità di un divo di Hollywood può avere su un territorio già alle prese con flussi turistici difficili da governare.
Nelle fotografie Chalamet non ha indicato località precise né sentieri percorsi: solo un occhio esperto, osservando gli scorci di orizzonte visibili, potrebbe azzardare qualche ipotesi sulle tappe, tra la val Gardena e l’Alta Badia, forse verso il rifugio Franco Cavazza al Pisciadù nel gruppo del Sella.
Il legame tra l’attore e l’Italia non è recente. Nel 2025 Chalamet ha ricevuto il David Speciale nel corso della settantesima edizione dei Premi David di Donatello, un riconoscimento che l’Accademia del Cinema Italiano gli ha attribuito ricordando come la sua affermazione mondiale sia avvenuta grazie a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, film girato in Lombardia. In quell’occasione l’attore aveva spiegato: «Non ho nessun rapporto con l’Italia, però sento una connessione profonda con questo paese».
Il sodalizio con il regista italiano è poi proseguito con Bones and All.
Le Dolomiti, patrimonio UNESCO, sono da anni al centro di un fenomeno di sovraffollamento che investe i sentieri più iconici. Le Tre Cime di Lavaredo hanno registrato 250mila visitatori nel comprensorio nell’estate 2025, con i primi cinque mesi del 2026 che segnano un incremento del 37% nelle strutture ricettive e circa 800mila non soggiornanti.
Il New York Post ha dedicato un articolo alle code interminabili di escursionisti diretti verso il celebre punto panoramico, definendo le Dolomiti «l’ultima vittima del turismo di massa» e citando immagini di centinaia di persone ammassate sui sentieri in attesa di scattare la stessa fotografia.
A luglio, oltre 300 turisti sono rimasti in attesa delle navette tra Misurina e il Rifugio Auronzo; nonostante l’attivazione di un’ottava navetta oltre alle sette già in servizio, la domanda ha continuato a superare la capacità disponibile. Dal 2026 l’accesso alle Tre Cime avviene su prenotazione, con 750 parcheggi disponibili e pagamento anticipato per i veicoli diretti verso l’area.
Il turismo montano in Veneto ha chiuso il 2025 con un record: oltre 74 milioni di presenze complessive, con il segmento montano che segna un incremento del 7,9% e le Dolomiti un significativo più 8,1%. In provincia di Belluno, nel periodo gennaio-agosto 2025, si sono registrati 949mila arrivi e 3,320 milioni di presenze, con gli stranieri in crescita del 14% negli arrivi e dell’11,3% nei pernottamenti, mentre gli italiani hanno ridotto la presenza del 4,1% negli arrivi e del 3,1% nelle notti.
A trainare il comparto sono soprattutto b&b, agriturismi, rifugi d’alta quota e appartamenti, che superano le presenze alberghiere.
Per contenere gli effetti del turismo di massa, diverse amministrazioni stanno valutando interventi strutturali. Tra val Gardena e val Badia, dall’estate 2027, potrebbe essere introdotta una sorta di Zona a Traffico Limitato con soli 150 posti auto a pagamento accessibili su prenotazione online, deroghe per residenti e ospiti delle strutture ricettive, e un potenziamento del trasporto pubblico con autobus ogni 15-20 minuti.
A Cortina d’Ampezzo, dopo la visibilità internazionale legata alle Olimpiadi invernali, è stato avviato un accordo operativo che prevede una presenza più capillare della Polizia Provinciale lungo i sentieri, nelle aree prative e nelle zone di alta quota, con attività di vigilanza, supporto informativo ai visitatori e prevenzione di comportamenti dannosi per l’ambiente.
Il Cai Veneto, per voce del presidente Francesco Abbruscato, ha chiesto un confronto con le istituzioni per affrontare quella che definisce «una questione di qualità della frequentazione», segnalando episodi di vandalismo nei bivacchi e la necessità di limiti sui sentieri e sulle ferrate: «Il rifugio non è un autogrill: l’ambiente richiede preparazione e conoscenza».
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