L’ultimo saluto a Napoli per Angela Luce, la voce di “Bammenella”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un silenzio rispettoso, rotto solo dal filodiffusione che ne diffondeva le canzoni, ha accompagnato questa mattina l’addio della città ad Angela Luce, l’artista scomparsa ieri all’età di 87 anni. La camera ardente, allestita nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino, ha visto un viavai costante e sobrio di cittadini, colleghi e amici, accorsi per rendere omaggio a colei che è stata definita, con una formula ormai inevitabile ma calzante, l’“ultima regina” della canzone napoletana. Pochi fiori, come da volontà della stessa Luce, a sottolineare un carattere che non amava gli eccessi, in un luogo istituzionale che per poche ore è diventato il cuore pulsante di un dolore collettivo, quello per una perdita che segna lo sfilacciarsi di un intero tessuto culturale.

Dalla Piedigrotta al David, una carriera senza confini

Per comprendere la portata della figura di Angela Luce, nata Angela Savino nel dicembre del 1937, bisogna riavvolgere il nastro fino al 1952, quando, appena quattordicenne, partecipò alla Piedigrotta Bideri con “Zi Carmilì”: un esordio precoce che la vide subito protagonista, quasi fosse davvero nata con il palcoscenico cucito addosso. Da lì, il suo cammino si è dipanato con una naturalezza sorprendente attraverso i linguaggi più diversi dello spettacolo, spaziando dal cinema, dove ha lavorato con mostri sacri come Totò, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, al teatro, dove giovanissima fu voluta da Eduardo De Filippo, fino alla musica, che le ha regalato l’identità più duratura. La sua interpretazione di “So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere”, il classico di Raffaele Viviani riletto per la regia di Giuseppe Patroni Griffi, le è valsa un primato assoluto, quello di essere l’unica artista presente nell’Archivio storico della canzone napoletana con una doppia esecuzione dello stesso brano, a testimonianza di una versatilità che le permetteva di tornare sui classici a distanza di anni con nuovo vigore.

Il cinema d’autore e la consacrazione a Sanremo

Il suo volto, intenso e popolare al tempo stesso, ha attraversato la stagione d’oro della commedia all’italiana e non solo, prestandosi con uguale disinvoltura alla graffiante satira di Dino Risi ne “Il vedovo” e alla poesia cruda di Pier Paolo Pasolini nel “Decameron”, pellicola per la quale ottenne il premio Reggia d’oro di Caserta. Ma fu la sua capacità di calarsi in ruoli drammaticamente complessi a regalarle il riconoscimento più prestigioso: nel 1996 vinse il David di Donatello come migliore attrice non protagonista per “L’amore molesto” di Mario Martone, prova d’attrice di rara intensità che contribuì al successo internazionale del film, candidato alla Palma d’oro a Cannes. Parallelamente, la sua carriera canora proseguiva senza soste, toccando l’apice nel 1975 quando si classificò seconda al Festival di Sanremo con “Ipocrisia”, un brano melodrammatico e potente che le permise di varcare i confini regionali e di imporsi all’attenzione del pubblico nazionale, pur senza mai tradire le sue radici musicali, come dimostra il secondo posto ottenuto qualche anno prima al Festival di Napoli con “‘O divorzio”.

L’ultimo atto d’amore per il teatro e il cordoglio delle istituzioni

Poche ore prima che il suo cuore cessasse di battere, il suo pensiero era andato ancora una volta al palcoscenico. L’ultimo messaggio pubblico di Angela Luce, affidato ai social, era stato per l’incendio che ha distrutto il Teatro Sannazaro, luogo simbolo della tradizione scenica napoletana. Un gesto che ne ha confermato l’attaccamento viscerale a quella “polvere divina” del palco che lei stessa amava citare, e che l’aveva vista protagonista sui palcoscenici più importanti del mondo, da Parigi a New York. Il sindaco Gaetano Manfredi, nel porgere il cordoglio della città, l’ha definita “icona intramontabile della cultura”, mentre il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ne ha sottolineato la capacità di rappresentare la tradizione con passione ed eleganza. Alle 12.30, dopo la chiusura della camera ardente, il feretro ha raggiunto la Chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento, la cosiddetta Chiesa degli Artisti, dove si sono svolti i funerali: un luogo che, nell’intenzione di chi ha organizzato l’omaggio, appariva come la cornice più adatta per dare l’addio a un’artista la cui stessa vita è stata un lungo, ininterrotto dialogo con Napoli.

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