L’ultimo saluto a Napoli per Angela Luce, la voce di “Bammenella” si è spenta nella sua città
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non era una folla sterminata quella che ha gremito piazza Trieste e Trento, e forse è stato meglio così, perché il saluto a un’artista della sua statura - e Angela Luce, nata Savino, di statura artistica ne ha avuta quanta ne serviva per attraversare sessant’anni di spettacolo - richiedeva una dimensione intima, raccolta, quasi familiare, nonostante i riflettori di una carriera che l’aveva vista brillare accanto a mostri sacri come Totò, Eduardo De Filippo e Pier Paolo Pasolini. La Chiesa di San Ferdinando, storicamente conosciuta come la chiesa degli artisti, ha aperto le porte poco dopo le dodici e trenta di questo sabato per accogliere il feretro dell’attrice e cantante, scomparsa all’alba di venerdì all’età di ottantasette anni, stroncata da un aggravarsi di quelle complicanze renali e respiratorie che da tempo ne minavano un fisico pur sorretto da una tempra notevole.
Si è detto, e scritto, che con lei se ne va un pezzo di Napoli, ma è una di quelle frasi fatte che pure stavolta calzano a pennello, se si pensa alla sua interpretazione di So‘ Bammenella ’e copp’ ‘e Quartiere, il classico di Raffaele Viviani che lei aveva saputo rilanciare prima in teatro con la regia di Giuseppe Patroni Griffi e poi, anni dopo, in una versione arricchita dal sassofono di Marco Zurzolo, capace di trasportare il dramma di quella prostituta napoletana fin sui marciapiedi immaginari di una New York notturna e livida. La salma, prima di giungere in chiesa, era stata esposta nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove il sindaco Gaetano Manfredi, insieme all’assessora al Turismo Teresa Armato e all’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, ha voluto rendere omaggio a colei che definì, in una nota ufficiale, un’icona intramontabile della cultura partenopea. I nipoti Mariangela, Vincenzo, Antonio e Roberto, accanto alla storica amica e ufficio stampa Giovanna Castellano, hanno accolto le autorità e poi hanno seguito il feretro fino al tempio di piazza Trieste e Trento.
Un'eredità tra musica, cinema e un David di Donatello
La carriera di Angela Luce è stata talmente densa e variegata che persino riassumerne i momenti salienti diventa un esercizio di sintesi complesso, perché bisognerebbe parlare del suo esordio alla “Piedigrotta Bideri” quando aveva appena quattordici anni, intonando Zi Carmilì con quella voce che già allora sembrava portare addosso il peso e la meraviglia di una tradizione secolare, e poi del suo approdo al cinema con Ricordati di Napoli di Pino Mercanti, per arrivare ai capolavori della commedia all’italiana come Il vedovo di Dino Risi o Signori si nasce di Mario Mattoli, pellicole in cui lei, spesso relegata a ruoli di contorno per la struttura narrativa dell’epoca, riusciva comunque a imporre una presenza scenica magnetica. Fu però l’incontro con Pasolini sul set de Il Decameron a regalarle una dimensione più autenticamente popolare e, al contempo, colta, e fu ancora il cinema a premiarla con il David di Donatello come migliore attrice non protagonista nel 1996 per L’amore molesto di Mario Martone, pellicola tratta da un romanzo di Elena Ferrante che le valse anche una candidatura ai Nastri d’Argento. Non va dimenticato, però, il suo rapporto con la musica leggera, quel secondo posto al Festival di Sanremo del 1975 con Ipocrisia che la impose al grande pubblico nazionale, o la sua unicità nell’Archivio storico della canzone napoletana, dove figura con una doppia esecuzione dello stesso brano vivianeo, a testimonianza di una versatilità interpretativa che pochi hanno posseduto.
Il dolore per il teatro Sannazzaro e un ultimo pensiero ai giovani
E mentre nella chiesa degli artisti si susseguivano i riti, e qualche volta la luce elettrica andava via per un istante, quasi a voler sottolineare con un espediente scenico l’addio a una donna che di quella luce portava il nome nell’arte, riaffiorava alla memoria l’ultimo, accorato appello che Angela Luce aveva affidato ai social solo pochi giorni prima di spegnersi, quel pensiero rivolto al teatro Sannazzaro distrutto da un incendio, un grido di dolore per la sua città e per le sue istituzioni culturali. «Pensare al teatro Sannazzaro distrutto è veramente doloroso – aveva scritto – Sono vicina a Ingrid e Lara e le abbraccio con tanto affetto». In un messaggio audio dello scorso novembre, diffuso poi in queste ore, aveva lanciato un appello ben preciso alle istituzioni affinché si mobilitassero per salvare i teatri cittadini, e lo aveva fatto pensando ai giovani, a coloro che dopo di lei avrebbero dovuto calcare quei palchi. La sua voce, in quel messaggio, era già stanca, affaticata, ma conservava intatta quella vibrazione che l’aveva resa celebre in tutto il mondo, da Wiesbaden a Parigi, da Londra a Buenos Aires.




