I funerali di Angela Luce, l'addio a Napoli tra il sax per "Bammenella" e la luce che va via in chiesa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si sono svolti questa mattina, sabato 21 febbraio, nella chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento, storicamente nota come la chiesa degli Artisti, i funerali di Angela Luce, all’anagrafe Angela Savino, scomparsa ieri all’età di 87 anni nella sua Napoli -5. La cerimonia, che ha visto una nutrita partecipazione di cittadini, autorità e colleghi, è stata preceduta dalla camera ardente allestita nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove per tutta la mattinata, dalle 8.45 fino a mezzogiorno, la voce dell’artista ha risuonato tra le antiche mura, diffondendo brani come "Era de maggio" e "Palomma 'e notte" per accogliere quanti volevano porgere un ultimo saluto -4-8. Il feretro è giunto poi nella chiesa di piazza Trieste e Trento, luogo simbolo per il mondo dello spettacolo partenopeo, per l’ultimo commiato.
La messa solenne, presieduta dal vescovo ausiliare Gaetano Castello, si è aperta con un lungo messaggio inviato dal cardinale Mimmo Battaglia, il quale ha voluto sottolineare come la canzone napoletana, spesso senza saperlo, sia una forma di preghiera, e come Napoli oggi pianga la sua artista cantando, perché le vite belle, ha aggiunto, diventano ricordi luminosi -8. E di luce, in effetti, ne è apparsa parecchia in quella mattinata, nonostante il cielo piovoso dei giorni scorsi: un segno quasi poetico, se si pensa al cognome d’arte che Angela Savino scelse ispirandosi, forse, a Claire Booth Luce, allora ambasciatrice americana in Italia. In chiesa, tra i banchi, hanno preso posto il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessora al Turismo Teresa Armato e l’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, accanto ai nipoti dell’artista, Mariangela, Vincenzo, Antonio e Roberto, e alla sua storica amica e addetta stampa Giovanna Castellano -8. Presenti anche numerosi volti noti dello spettacolo, tra i quali Peppe Barra, che ha confessato il timore che non nascano più artisti di questo spessore, Lina Sastri, Benedetto Casillo e Giacomo Rizzo, a testimoniare un affetto che ha attraversato generazioni -8.
Durante la funzione, per almeno tre volte, la luce elettrica all'interno della chiesa è venuta meno, in brevi flash, come a voler sottolineare simbolicamente quei momenti decisivi della cerimonia. È accaduto, per esempio, al termine di un canto spiritual che ha preceduto il rito eucaristico, quasi che il destino, scolpito nel nome stesso dell’attrice, volesse giocare un'ultima volta con la sua presenza terrena. Ma il momento più toccante e liberatorio è arrivato al termine della celebrazione, quando il sax di Marco Zurzolo, musicista che spesso aveva collaborato con lei, ha intonato le note di "So' Bammenella 'e copp' 'e Quartiere", il classico di Raffaele Viviani che Angela Luce aveva reso immortale portandolo in scena in "Napoli notte e giorno" sotto la regia di Giuseppe Patroni Griffi -3-8. Quell'esecuzione, in versione "american-style" tanto amata dalla stessa Luce, ha accompagnato l'uscita del feretro, trasformando il dolore in un applauso corale e sentito, proprio come accade a teatro quando cala il sipario su una grande interprete.




