Addio ad Angela Luce, la voce di Napoli si è spenta all’alba

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spenta all’età di 87 anni Angela Luce, al secolo Angela Savino, ed è un intero patrimonio culturale quello che Napoli si prepara a salutare con una partecipazione di affetto che tracima la mera circostanza celebrativa. La notizia della scomparsa, avvenuta ieri per le complicanze di una grave insufficienza cardiaca a cui si erano aggiunti nel tempo altri problemi di salute, ha aperto una ferita nel cuore della città, quella stessa città che lei aveva interpretato e raccontato per oltre settant’anni sui palcoscenici di tutto il mondo, dai teatri di prosa ai set cinematografici più prestigiosi, passando per le manifestazioni canore e i recital poetici. La camera ardente, allestita questa mattina nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino, è stata pensata per consentire a chiunque l’abbia amata di rendere omaggio alla sua salma, e non è un caso che un sottofondo musicale diffonda le sue interpretazioni, alcune celebri e altre più intime, quasi a voler prolungare quel dialogo ininterrotto che Angela Luce ha sempre intrattenuto con la sua terra, un legame viscerale e mai reciso nonostante i numerosi impegni internazionali.

La doppia esecuzione di “Bammenella” e il sigillo nell’archivio storico

Poche ore dopo la funzione religiosa, che si terrà nella Chiesa di San Ferdinando, conosciuta a tutti come la Chiesa degli Artisti, il feretro lascerà la sala monumentale per raggiungere piazza Trieste e Trento, dove il sax di Marco Zurzolo, si dice, accompagnerà l’ultimo saluto con le note di “So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere”, il brano di Raffaele Viviani che più di ogni altro ha legato il suo nome all’immaginario collettivo. Quella canzone, che lei reinterpretò in una prima occasione per lo spettacolo “Napoli notte e giorno” diretto da Giuseppe Patroni Griffi e poi, anni dopo, in una nuova veste sempre con Zurzolo, le valse un primato singolare: essere l’unica artista presente nell’Archivio storico della canzone napoletana con una doppia incisione dello stesso pezzo, a testimonianza di una capacità di rinnovarsi senza mai tradire la sostanza popolare del testo. La sua voce, calda e venata di quella malinconia che la contraddistingueva fin dagli esordi alla Piedigrotta Bideri del 1955, quando era solo una quattordicenne con un cognome diverso, ha attraversato i decenni mantenendo intatta quella verità che pochi interpreti sanno restituire, e che le ha permesso di spaziare dalla sceneggiata con Mario Merola alla canzone d’autore più raffinata.

Da Eduardo De Filippo a Pier Paolo Pasolini, un talento riconosciuto

Il sindaco Gaetano Manfredi, nel porgere le condoglianze della sua amministrazione, ha voluto sottolineare come con Angela Luce se ne vada un’icona intramontabile della cultura e del cinema, una definizione che non appare affatto iperbolica se si ripercorrono le tappe di una carriera costellata di collaborazioni con i maestri assoluti del Novecento. Lavorare con Eduardo De Filippo, che la scritturò giovanissima dopo un provino informale e la volle anche in “Natale in casa Cupiello” accanto a Pupella Maggio, significava per lei confrontarsi con una scuola di rigore e rispetto per la scena, e se quel maestro la allontanò per un breve periodo a causa di un amore nato in compagnia, ebbe poi la lungimiranza di richiamarla anni dopo per la versione televisiva de “Il contratto”, riconoscendole quella maturità artistica che nel frattempo aveva affinato anche grazie ad altri registi. Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Mario Martone, che la diresse in “L’amore molesto” valendole il David di Donatello come migliore attrice non protagonista nel 1996, e Pupi Avati sono solo alcuni dei nomi che hanno incrociato il suo percorso, e in ognuna di queste esperienze Angela Luce seppe portare quella fisicità intensa e quella padronanza dei registri che la rendevano unica, capace di passare dal dramma alla commedia con una naturalezza che lasciava intravedere il suo carattere fiero e determinato.

Il secondo posto a Sanremo e la fedeltà alla tradizione musicale

Non si può dimenticare, tracciando il profilo di un’artista così poliedrica, il suo contributo alla musica leggera nazionale, sancito dalla partecipazione al Festival di Sanremo del 1975 dove presentò “Ipocrisia” e si classificò al secondo posto, un risultato che la portò all’attenzione di un pubblico più vasto senza però allontanarla dalle sue radici. Partecipazioni a “Un disco per l’estate”, un secondo posto al Festival di Napoli con “‘O divorzio” e una produzione discografica che spazia da “Cafè Chantant” a “Luce per Totò” del 2009 raccontano di una fedeltà alla melodia partenopea che non le impediva di sperimentare, come quando incise “Voglia” da lei stessa scritta, o quando il pittore Aligi Sassu la volle come modella per due sue opere. Questa mattina, mentre i cittadini entrano in fila ordinata nella Sala dei Baroni, pochi fiori sono esposti attorno alla bara, nel rispetto delle sue precise volontà, e quel viavai silenzioso e rispettoso parla più di qualsiasi discorso ufficiale: la voce di Angela Luce, quella voce che ha cantato Bovio e Di Giacomo e che John Turturro volle nel suo film “Passione”, continua a risuonare nel filodiffusione del Maschio Angioino, e sembra davvero difficile archiviarla come un semplice ricordo.

Description: Napoli salta Angela Luce: aperta la camera ardente al Maschio Angioino, oggi pomeriggio i funerali nella Chiesa degli Artisti. La carriera tra cinema, musica e teatro.

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