Il venerdì nero dell'azzurro: tre ori e un argento che riscrivono la storia paralimpica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando la neve delle Tofane ha cominciato a tingersi dei colori del tricolore, nessuno, forse nemmeno i più ottimisti, avrebbe potuto prevedere una simile valanga di medaglie. È accaduto tutto in poche ore, venerdì 13 marzo 2026, una data che da oggi smette di portare sfortuna per diventare il giorno più luminoso nella storia dello sport paralimpico italiano. Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner e René De Silvestro, con le loro discese perfette, hanno letteralmente infranto ogni precedente record, regalando all'Italia tre ori in una sola giornata, un bottino a cui si è aggiunto l'argento di un monumentale Giacomo Bertagnolli. La squadra azzurra, che veleggiava già su buoni livelli, si è improvvisamente ritrovata a giocarsi il terzo posto nel medagliere generale quando ormai mancano solo due giornate al termine della manifestazione, scavalcando potenze storiche dello sci mondiale.

La giornata si era aperta con i grandi favoriti e non ha tradito le attese. Sulla pista che ha visto trionfare i giganti dello sci, con Alberto Tomba e Deborah Compagnoni presenti sugli spalti a godersi lo spettacolo, la tensione era palpabile. Tra gli ipovedenti, Bertagnolli, accompagnato dalla sua guida, ha dato vita a una gara magistrale nello slalom gigante, lottando curva dopo curva; se l'oro personale gli è sfuggito per un soffio, la sua medaglia d'argento ha comunque contribuito ad alimentare il fuoco di una squadra che non sembra più volersi fermare. Poi, come in un ideale passaggio di consegne tra generazioni e discipline, è arrivato il turno dello snowboard, e lì è successo l'imprevedibile.

Il banked slalom, un trono tutto azzurro

Se qualcuno aveva ancora dubbi sulla forza del movimento paralimpico italiano, la pista di Socrepes li ha spazzati via in meno di un'ora. Emanuel Perathoner, il veterano altoatesino che ha dovuto reinventarsi dopo un gravissimo infortunio, ha messo in fila tutti, conquistando il suo secondo oro personale in questi Giochi e dominando la categoria SB-LL2 con uno strapotere fisico e tecnico che non ha lasciato scampo agli avversari. La sua seconda manche è stata una lezione di stile, un'opera d'arte sulla neve che lo proietta nell'Olimpo di questo sport. Poco dopo, è stato Jacopo Luchini, il 35enne toscano nato senza la mano sinistra, a scrivere il suo nome nella leggenda: con un tempo stratosferico di 56"28, ha superato due fortissimi atleti cinesi, regalando all'Italia un oro che vale più di mille parole. "Vincere alla prima gara", ha commentato a caldo, "non c'è cosa più bella, perché ora sai che il tuo l'hai già fatto".

René De Silvestro e il destino sulle Tofane

Il momento forse più emozionante, però, è arrivato con la chiusura della giornata. René De Silvestro, il campione che nel 2013 aveva visto la sua carriera spezzarsi in un incidente proprio su quelle nevi, è tornato a casa. E lo ha fatto nel modo più clamoroso: l'oro nello slalom gigante sitting, nell'implacabile pendenza dell'Olimpia delle Tofane, è una favola che nemmeno il più abile sceneggiatore avrebbe potuto scrivere. Sotto lo sguardo di chi non lo aveva mai smesso di seguire, come il fisioterapista Orlando Maruggi, De Silvestro ha messo insieme due manche perfette, senza un cedimento, senza un brivido, come se il destino avesse deciso che quella montagna doveva restituirgli tutto ciò che gli aveva tolto tredici anni prima.

Un medagliere che profuma di impresa

Con questi quattro podi in un solo giorno, il computo totale delle medaglie azzurre è schizzato a livelli mai visti prima. Si è superato il record di Lillehammer '94, e quando si contano i cinque ori totali — frutto anche delle imprese precedenti di Perathoner e Bertagnolli — ci si accorge di essere di fronte a una generazione di fuoriclasse. A 14 medaglie complessive, con ancora due giorni di gare da disputare, l'Italia non solo ha migliorato ogni precedente bottino, ma è lì, a ridosso delle prime posizioni del medagliere, a giocarsi un podio che sarebbe la ciliegina sulla torta di una rassegna già trionfale. La Cina continua a dettare legge in vetta, ma gli azzurri, adesso, sanno di potersi sedere al tavolo dei grandi.

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