Caracas nel caos, colpi d'arma da fuoco al palazzo presidenziale dopo l'insediamento di Delcy Rodríguez
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La notte tra domenica e lunedì ha squarciato il centro di Caracas con il crepitio prolungato, durato oltre mezz'ora, di raffiche di armi automatiche e il rombo più profondo di colpi contraerei, un improvviso inferno di suoni che ha fatto precipitare la capitale in uno stato di apprensione. Gli spari, secondo quanto ricostruito, si sono concentrati attorno al Palacio Miraflores, la solenne sede della presidenza venezuelana, in un momento di massima tensione istituzionale: poche ore prima, infatti, Delcy Rodríguez — uno dei pilastri più solidi del regime chavista — aveva appena prestato giuramento come presidente ad interim. La sua ascesa, decisa a seguito della cattura di Nicolás Maduro in un'operazione militare statunitense compiuta sabato, segna una fase delicatissima e potenzialmente esplosiva per il futuro del paese.
La versione ufficiale e le immagini della notte
Fonti governative, cercando di contenere il panico, hanno rapidamente attribuito l'accaduto a una "incomprensione" tra reparti delle forze di sicurezza, spiegando che il fuoco sarebbe stato indirizzato contro alcuni droni non identificati che sorvolavano l'area presidenziale. Tuttavia, la violenza e la durata dell'episodio, che testimoni oculari descrivono come intensa e caotica, hanno alimentato dubbi e sospetti sulla reale dinamica. Alcuni dei video, diffusi in tempo reale sui social network mentre i colpi risuonavano, mostravano colonne di veicoli militari e blindati muoversi nelle strade adiacenti, da cui scendevano uomini armati pronti a prendere posizione, dipingendo un quadro di allerta massima e di potenziale conflitto interno.
Le reazioni a stelle e strisce e l'ombra di Trump
Oltre l'oceano, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato l'operazione che ha portato alla cattura di Maduro, l'attenzione resta altissima. L'opposizione venezuelana, per voce di una delle sue figure di riferimento, ha ammesso di non avere avuto contatti diretti con la Casa Bianca dallo scorso ottobre, pur esprimendo la fiducia che il dialogo si riaprirà. Nel frattempo, però, voci critiche dal Partito Democratico statunitense sottolineano con forza come l'amministrazione Trump non sembri possedere, al momento, un piano chiaro e strutturato per gestire la complessa transizione venezuelana nel dopo-Maduro, avvertendo dei rischi di un ulteriore vuoto di potere. Lo stesso Trump, dal canto suo, ha rivolto minacce di ritorsioni economiche verso Colombia e Messico, paesi considerati cruciali nella partita venezuelana, inasprendo ulteriormente il tono dello scontro diplomatico.
Un paese in bilico tra colpi di stato e speranze
Gli eventi di queste ore, dalla cattura spettacolare del leader chavista alla violenta sparatoria notturna a due passi dal cuore del potere, disegnano la mappa di un Venezuela in preda a forze contrastanti, dove l'instabilità sembra essere l'unica certezza. La presenza di Delcy Rodríguez al Miraflores, se da un lato garantisce una continuità di regime inattesa, dall'altro non placa le tensioni che da anni lacerano il paese, anzi le esaspera in un contesto internazionale diventato improvvisamente incandescente. Le armi che hanno rombato nella notte di Caracas, qualunque ne sia stata la causa scatenante, suonano come un cupo monito sulla fragilità di un equilibrio appena ridisegnato, e sulle difficoltà che attendono chiunque tenti di governare una nazione così profondamente divisa e sofferente.




