Sparatoria a Caracas vicino a Miraflores, smentita ufficiale. Intanto Pechino condanna la cattura di Maduro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una sparatoria è stata segnalata nella serata di lunedì nei pressi del palazzo presidenziale venezuelano, Miraflores, nel centro di Caracas. Diversi video, circolati attivamente sui social network, mostravano lampi e colpi diretti verso il cielo, facendo temere un episodio di grave destabilizzazione. Le autorità, intervenute prontamente, hanno tuttavia smentito la natura dello scontro, dichiarando che l'incidente non ha comportato uno scontro a fuoco. Le immagini, che ritraevano la scena intorno alle 20:30 ora locale, hanno alimentato un'ondata di apprensione in una capitale già storicamente teatro di tensioni politiche acute.

La posizione ferma di Pechino sul caso Maduro

Il fatto di cronaca, sebbinegato nella sua dinamica più violenta, si inserisce in un contesto internazionale di straordinaria tensione dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi. Una mossa, questa, che ha sollevato un interrogativo cruciale dal punto di vista del diritto internazionale, come sottolineato dal costituzionalista Tulio Alberto Álvarez-Ramos: può uno Stato arrestare legittimamente il capo di un altro Stato accusato di gravi reati? "La risposta non è scritta nei trattati ma nella pratica politica e nella forza dei fatti", ha osservato l'esperto, evidenziando come l'azione ridefinisca concetti cardine come sovranità e cooperazione giudiziaria. A questa azione, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha legato anche una dichiarazione sulle risorse energetiche, annunciando che il Venezuela trasferirà tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti.

La reazione cinese e lo scenario "inaccettabile"

La reazione più netta alla cattura è giunta dalla Cina, la quale, attraverso le parole del ministro degli Esteri Wang Yi, ha definito "inaccettabile" uno scenario in cui alcuni Paesi agiscano come "giudici del mondo". Wang Yi, pur senza menzionare esplicitamente gli Stati Uniti, si è riferito agli "improvvisi sviluppi in Venezuela" ribadendo con forza che la sovranità di tutte le nazioni "deve essere protetta". Una presa di posizione che segna una chiara linea di contrasto con Washington e che si somma al malcontento per la questione petrolifera, contribuendo a un'inedita escalation a tre.

L'asse strategico sul petrolio e la scorta russa

Proprio il petrolio, del resto, è diventato un altro fronte caldissimo dello scontro geopolitico. All'annuncio di Trump sul trasferimento di milioni di barili, che potrebbe valere fino a circa 3 miliardi di dollari, si è affiancata un'azione dimostrativa della Russia. Mosca ha infatti schierato mezzi della sua Marina militare per scortare una petroliera venezuelana che era stata inseguita dalle forze statunitensi attraverso l'Atlantico. Una mossa che configura una vera e propria "guerra del petrolio", con la Cina che alza ulteriormente la voce sulla questione venezuelana, creando un triangolo di potenze in competizione attorno alle risorse e al futuro politico di Caracas.

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