Terna, Di Foggia dice addio alla buonuscita da 7,3 milioni e spiana la strada verso Eni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’intreccio, che nelle ultime ore aveva rischiato di trasformarsi in un caso politico di non poco conto, si è risolto con una retromarcia a dir poco clamorosa. Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata e direttrice generale di Terna, ha infatti deciso di rinunciare all’indennità di fine rapporto – un assegno da 7,3 milioni di euro – rimuovendo di fatto l’unico ostacolo che si frapponeva tra lei e la prestigiosa poltrona di presidente di Eni. La manager, che il ministero dell’Economia e delle Finanze aveva già indicato per guidare il board del Cane a sei zampe, ha sciolto la riserva gettando le basi per un avvicendamento che, fino a poche ore prima, sembrava arenato su uno scoglio economico insormontabile.

La vicenda aveva preso una piega rovente quando la stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva gettato sul piatto un aut aut categorico, imponendo all’ingegnere romano una scelta netta: prendere la buonuscita oppure accettare la presidenza del colosso energetico. Non c’erano, in quel frangente, vie di mezzo o formule negoziabili; la partita si giocava tutta sulla capacità del governo di imporre una linea di austerità nelle partecipate pubbliche, evitando che un passaggio – peraltro considerato infragruppo, visto il ruolo di azionista di riferimento di Cassa Depositi e Prestiti in entrambe le società – venisse “premiato” da un’indennità multimilionaria.

La nota di Terna e l’accordo sulla rinuncia

A certificare il cambio di rotta è stato un comunicato ufficiale diffuso nella serata di ieri dall’azienda che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale. Nel testo, si legge che l’ingegner Di Foggia “ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto”. Pur non entrando nel dettaglio delle clausole contrattuali, la nota precisa che Terna provvederà a diffondere ulteriori aggiornamenti solo al completamento delle procedure previste dalla normativa, tenendo fede ai principi di rate governance che, inevitabilmente, impongono tempi e modi precisi per la gestione delle risorse umane ai vertici.

Per Di Foggia, arrivata alla guida di Terna nel maggio del 2023 con un mandato che scade ufficialmente il prossimo 12 maggio, la posta in gioco era altissima. Da un lato, c’era la prospettiva di guidare Eni, un ruolo di vertice nel panorama energetico globale; dall’altro, la tentazione di intascare una cifra che, in soli tre anni di mandato, aveva sollevato non poche polemiche anche all’interno degli stessi organi di controllo della società. La resa, se così si può definire, è arrivata dopo giorni di tensione e trattative serrate, durante le quali la premier non ha mai mostrato segni di cedimento.

Il bivio tra poltrona e buonuscita

Il caso della buonuscita era emerso con prepotenza a stretto giro dalla pubblicazione delle liste per il rinnovo dei vertici delle società partecipate, alimentando un dibattito etico e finanziario su quanto fosse legittimo pretendere un’indennità così ingente in caso di dimissioni volontarie per approdare a un’altra carica di peso. La premier, intervenuta a margine del Salone del Mobile di Milano, non aveva usato giri di parole nell’affermare che “Di Foggia deve scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna”. Un messaggio ricevuto chiaramente dalla manager, che ha preferito rinunciare al denaro piuttosto che vedersi sfumare la nomina nel board del gruppo petrolifero.

Dietro la scelta, non ci sono solo considerazioni personali. Il Tesoro, per voce del ministro Giorgetti, aveva già ricordato come le direttive del 2023 in materia di “efficientamento della spesa” prevedessero la limitazione o l’esclusione di indennità per chi lascia l’incarico per scadenza naturale o per dimissioni volontarie. Di Foggia, insomma, si è trovata davanti a un muro normativo e politico che rendeva la sua posizione – almeno agli occhi dell’opinione pubblica – difficile da difendere.

Il terremoto silenzioso in consiglio di amministrazione

Mentre si consumava il braccio di ferro sulla buonuscita, un movimento tellurico ma meno appariscente ha interessato il board di Terna. In una nota separata, la società ha infatti comunicato che la consigliera Karina Audrey Litvack ha rassegnato le proprie dimissioni in data 20 aprile, con effetto dal prossimo 27 aprile. La ragione ufficiale di questo addio affonda le radici nella candidatura della stessa Litvack per un seggio nel consiglio di amministrazione di A2A. Eletta dall’assemblea del maggio 2023 nell’ambito della lista di minoranza – quella presentata da un raggruppamento di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali – la manager indipendente lascia quindi la compagine di viale Galbani per tentare l’approdo in una delle principali multiutility italiane.

Le tempistiche di queste uscite, concentrate nello stesso torno di settimane, offrono uno spaccato della consueta frenesia che accompagna il rinnovo dei vertici delle aziende a controllo pubblico. Con l’assemblea di Eni in calendario per il 6 maggio e quella di Terna fissata per il 12 maggio, i giochi sembrano ormai fatti: Di Foggia ha voltato pagina, lasciando a Stefano Cuzzilla (indicato da Cdp per la presidenza) e a Pasqualino Monti (per il ruolo di amministratore delegato) la gestione del prossimo futuro del gestore della rete elettrica.

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