Salvini da Roggero a Bollate: "Sarei orgoglioso di candidarlo". Ma la legge Severino blocca tutto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna elettorale è ormai alle porte, e il caso di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori, si trasforma in un terreno di scontro politico ad altissima tensione. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha scelto di recarsi personalmente nel carcere di Bollate, dove Roggero sta scontando la sua pena da appena un giorno, per stringergli la mano e rilanciare, con una mossa a effetto, la proposta di una sua candidatura in Parlamento.

L'incontro, durato più di un'ora, è stato descritto dal ministro come un gesto dovuto, in nome di una battaglia che il Carroccio intende portare avanti fino in fondo, nonostante i paletti giuridici appaiano al momento insormontabili.

L'abbraccio e le parole di Salvini: "Rappresentante degli italiani che si difendono"

Salvini, accompagnato dai deputati leghisti Luca Toccalini e Fabrizio Cecchetti, ha fatto il suo ingresso a Bollate intorno alle 10:30, accolto da una delegazione della Lega Giovani che esibiva striscioni in favore del gioielliere. Al termine del faccia a faccia, il vicepremier ha raccontato di due lunghi abbracci, uno all'inizio e uno alla fine, e ha descritto Roggero come un uomo "sereno", seppur provato dalla sua prima notte in cella.

" Roggero sta bene e ci tiene a farlo sapere ", ha dichiarato Salvini, " abbiamo parlato di tutto, di quello che è successo, di quello che speriamo succeda, ma anche di libri e di cucina ". Ma il vero annuncio è arrivato subito dopo: " Come Lega stiamo esaminando tutti i profili legali e se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare ".

Una dichiarazione che suona come una provocazione politica, considerando che la legge Severino prevede l'incandidabilità per chi ha riportato una condanna definitiva, come confermato dallo stesso legale di Roggero.

La grazia e lo scontro istituzionale: Mattarella nel mirino

Sul fronte della grazia, Salvini ha tentato di smorzare i toni dopo le polemiche dei giorni scorsi, specificando che " non facciamo pressione su nessuno ". Il leader leghista ha ribadito il suo sostegno alla richiesta di clemenza presentata dalla moglie del gioielliere, ribadendo che la decisione spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tuttavia, la sua visita arriva a poche ore dalla "bacchettata" che lo stesso Capo dello Stato ha inflitto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, reo di essersi fatto troppo avanti sull'iter per la concessione della grazia.

Un tempismo che appare studiato per mantenere alta l'attenzione mediatica, anche se il ministro ha negato qualsiasi intento di pressione. A rendere più complesso il quadro giudiziario, il gioielliere aveva dichiarato di aspettarsi la grazia proprio alla luce della recente storia italiana, citando i casi di Minetti e di uno scafista.

La reazione del centrodestra e le opposizioni: si apre una voragine

Mentre il centrodestra fiorentino (Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Lista Civica Eike Schmidt) promuove una manifestazione e una raccolta firme per chiedere la grazia, all'interno del governo si registrano posizioni diversificate. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, si è mostrato molto più cauto, sottolineando la complessità dell'iter giudiziario. Ma è sul fronte delle opposizioni che la bordata di Salvini scatena la reazione più dura.

Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno parlato senza mezzi termini di "sciacallaggio elettorale" e di una "gara di propaganda" che supera ogni limite, accusando la destra di strumentalizzare il dramma di un uomo per fini politici.

L'ipotesi di una candidatura, definita impraticabile dai detrattori, viene interpretata come un tentativo di trasformare la vicenda in un simbolo mediatico per la campagna elettorale, un modo per intercettare il consenso di quegli elettori che si sentono esposti all'insicurezza, come sottolineato anche dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha definito Roggero un uomo che "ha sbagliato" ma che merita un perdono.

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