Napoli, emergenza epatite A: il sindaco vieta i frutti di mare crudi, casi in aumento di 41 volte

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’allarme è scattato nelle ultime settimane, e i numeri diffusi dall’Asl Napoli 1 Centro raccontano di una diffusione del virus dell’epatite A che non si vedeva da anni. Il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente, imponendo il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, inclusi locali di vicinato e attività di produzione per consumo immediato. Una decisione, quella del primo cittadino, che arriva dopo aver preso atto dei dati epidemiologici: nel territorio dell’Asl Napoli 1 Centro, l’incremento dei casi è risultato superiore di dieci volte rispetto alla media dell’ultimo decennio e di ben quarantuno volte se paragonato all’ultimo triennio. Un’impennata che ha trasformato un fenomeno sporadico in un vero e proprio focolaio, con una progressione che ha visto passare i tre contagi di gennaio ai diciannove di febbraio, fino ai quarantatré registrati nei soli primi diciannove giorni di marzo.

Il mare come fonte della scintilla e le rassicurazioni sull’acqua potabile

A gettare luce sulle possibili origini del contagio sono state le indagini condotte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; secondo quanto riferito dal direttore generale Pino Iovane, la scintilla dell’epidemia sarebbe partita dal mare. Su 142 campionamenti effettuati, sono state trovate positività al virus Hav in lotti provenienti da aree specifiche come Nisida, Bacoli e Varcaturo. Questa evidenza ha indirizzato le ipotesi investigative verso la contaminazione dei molluschi bivalvi, filtratori naturali che possono accumulare agenti patogeni presenti nell’acqua. Parallelamente, per scongiurare il rischio di allarmismi ingiustificati, è intervenuta l’Acqua Bene Comune Napoli (Abc), la società che gestisce il servizio idrico. In una nota diffusa ad hoc, l’ente ha inteso rassicurare cittadini e istituzioni, sottolineando che le acque distribuite nella rete cittadina provengono interamente da fonti sotterranee naturalmente protette; a ciò si aggiunge un sistema di disinfezione continuo, basato su ipoclorito di sodio e biossido di cloro, trattamenti che risultano efficaci proprio contro i virus enterici come l’Hav. I controlli analitici effettuati insieme all’Asl, specifica la nota, non hanno mai evidenziato indicatori di contaminazione fecale, escludendo pertanto che la via di trasmissione possa essere l’acqua potabile.

Sintomi, diffusione e le nuove misure di prevenzione

L’epatite A, è bene ricordarlo, è un’infezione acuta del fegato che si trasmette per via oro-fecale, generalmente attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o per contatto stretto con una persona già infetta. Il periodo di incubazione può variare dai quindici ai cinquanta giorni, e il virus è presente nelle feci già una decina di giorni prima della comparsa dei sintomi, rendendo il contagio subdolo e difficile da intercettare in tempo. Tra i sintomi principali figurano nausea, vomito, forte stanchezza, dolori addominali, urine scure e ittero, ossia la colorazione giallastra della pelle e delle sclere. Di fronte a questo scenario, l’ordinanza del sindaco Manfredi non si è limitata a vietare il consumo nei locali pubblici: agli stessi cittadini è stata rivolta una raccomandazione a non consumare frutti di mare crudi nemmeno al proprio domicilio. Per chi dovesse violare il divieto negli esercizi commerciali, le sanzioni sono pesanti: multe che vanno da duemila a ventimila euro, con la recidiva che può portare alla sospensione dell’attività fino a trenta giorni e, in ultima istanza, alla revoca della licenza.

Un’epidemia da monitorare e le regole di igiene da seguire

Le autorità sanitarie hanno ribadito che, sebbene la situazione richieda attenzione, non si tratta di un’emergenza fuori controllo per la popolazione generale. Tuttavia, il dato allarmante è la concentrazione dei casi in un lasso di tempo così ristretto, che ha spinto la Regione a rafforzare i controlli lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi. In attesa che il quadro epidemiologico venga rivalutato dall’Asl, le linee guida per la prevenzione restano quelle classiche: lavare accuratamente le mani dopo essere stati in bagno e prima di manipolare il cibo, separare gli alimenti crudi da quelli cotti in cucina, e cuocere sempre in modo uniforme e prolungato i frutti di mare, evitando assolutamente il consumo a crudo o scottato. Per quanto riguarda i frutti di bosco, anche se surgelati, le raccomandazioni suggeriscono di portarli a ebollizione prima del consumo. La vaccinazione, infine, rappresenta lo strumento più efficace di prevenzione, particolarmente indicata per i contatti stretti dei casi confermati e per le persone considerate a rischio.

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