Netanyahu promette nuovi attacchi e Beirut chiede un negoziato diretto mentre il sud libano sprofonda nel caos

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rilanciato ieri la pressione militare su Hezbollah, dichiarando che le operazioni dell’esercito contro l’organizzazione sciita continueranno “ovunque sia necessario”. Una promessa, la sua, che arriva a poche ore di distanza dagli ultimi devastanti raid condotti dall’Idf nel sud del Paese dei Cedri e nella periferia sud di Beirut – storica roccaforte del partito armato – e che getta un’ombra lunga sugli sforzi diplomatici in corso per contenere il conflitto. “Il nostro messaggio è chiaro”, ha ribadito Netanyahu in una nota ufficiale: “chiunque agisca contro i civili israeliani verrà colpito, finché la sicurezza degli abitanti del nord non sarà completamente ripristinata”. Nonostante un contesto regionale già segnato dalla tregua tra Stati Uniti e Iran, le esplosioni hanno continuato a scuotere il territorio libanese con una ferocia che ha riacceso i timori di una crisi umanitaria ormai ingestibile.

L’offensiva non si ferma e il governo di Beirut prova a cambiare strategia

Proprio mentre i caccia israeliani martellavano le postazioni nella zona di Bint Jbeil – località tristemente nota per gli aspri scontri a corpo che ricordano la guerra del 2006 – dalla capitale libanese è arrivato un segnale politico di rottura piuttosto netto. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il governo di Beirut avrebbe infatti chiesto ufficialmente l’avvio di colloqui diretti con Tel Aviv, un’iniziativa che segna uno scollamento profondo dalla linea storica finora imposta dal potente alleato iraniano. Va ricordato, a questo proposito, che Hezbollah ha sempre escluso con forza ogni ipotesi di trattativa con lo Stato ebraico – considerato un nemico esistenziale – e che la richiesta odierna del governo libanese escluderebbe deliberatamente la milizia sciita dal tavolo delle discussioni. Una mossa, quest’ultima, che inevitabilmente solleva un interrogativo non da poco sulla reazione israeliana, dal momento che in passato Gerusalemme ha mostrato scarso interesse a dialogare con Beirut se non c’era Hezbollah a fare da controparte diretta.

La conta delle vittime e le immagini dei raid diffusi dall’Idf

Sul terreno, intanto, l’esercito guidato dallo stato maggiore ha reso pubbliche alcune immagini dei bombardamenti mirati contro i nascondigli sotterranei del gruppo armato. Un video diffuso dai canali ufficiali mostra il momento in cui un miliziano, uscito da un tunnel nei dintorni del Libano meridionale, viene raggiunto e ucciso in un successivo scontro a fuoco; una operazione che, secondo la ricostruzione militare, avrebbe portato all’eliminazione di almeno 70 operatori nemici. Cifre che, sebbene non verificabili in modo indipendente, raccontano di una fase dell’offensiva particolarmente cruenta e metodica. Il governo italiano, dal canto suo, guarda con crescente apprensione a questa escalation: il timore di Giorgia Meloni e dei suoi ministri è che il moltiplicarsi degli sfollati – una cifra ormai in costante e drammatico aumento – possa ripercuotersi inevitabilmente anche sulle rotte migratorie e sulla stabilità dell’area mediterranea.

La rotta balcanica sotto osservazione e il peso della tregua violata

Non solo la cronaca degli scontri, però, tiene banco nelle cancellerie europee. L’attenzione si sta gradualmente spostando anche sul numero impressionante di persone costrette a lasciare le proprie case nel Paese dei Cedri, una pressione demografica che rischia di riaccendere i riflettori sulla cosiddetta rotta balcanica. In questo quadro di instabilità, la decisione di Israele di continuare a colpire obiettivi di Hezbollah – nonostante il cessate il fuoco che Teheran aveva formalmente concordato con Washington – rappresenta un nodo cruciale. Il governo di Beirut, messo alle strette tra la violenza dei bombardamenti e la debolezza strutturale delle sue forze armate, cerca disperatamente una via d’uscita diplomatica; ma la strada dei negoziati diretti appare in salita, soprattutto perché l’organizzazione sciita libanese non sembra intenzionata a cedere la sua influenza sulla sicurezza nazionale.

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