La risposta di Teheran nel Golfo dopo il raid israeliano e l'ultimatum di Trump: "Ora basta, o distruggo South Pars"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente ha varcato una nuova soglia, spostando il suo baricentro dalle operazioni militari mirate contro personalità politiche e militari al cuore pulsante dell’economia della regione: le infrastrutture energetiche. Nelle ultime ore, la strategia bellica ha subito un’accelerazione violenta, con raid incrociati che hanno trasformato i giacimenti di gas e gli impianti di lavorazione in obiettivi primari. L’attacco condotto da Israele contro il giacimento di South Pars, la cui proprietà è divisa tra Iran e Qatar, ha rappresentato l’epicentro di questa nuova fase, innescando una reazione a catena che ha visto Teheran rispondere colpendo duramente il polo di Ras Laffan, il più importante hub mondiale per la produzione di gas naturale liquefatto, situato proprio nel piccolo emirato del Golfo.

L’attacco a South Pars e la replica immediata dei pasdaran

Poche ore dopo la conferma dell’eliminazione del ministro dell’Intelligence iraniano, Esmail Khatib — che rappresenta il terzo alto dirigente della Repubblica Islamica a cadere nell’arco di appena ventiquattr’ore — i caccia israeliani hanno preso di mira le strutture del maxi giacimento di South Pars. Si tratta di un complesso offshore di dimensioni colossali, fondamentale per il fabbisogno energetico interno dell’Iran, che da esso ricava la stragrande maggioranza del gas necessario per il consumo domestico, l’industria e la produzione elettrica. Le fiamme, secondo le prime ricostruzioni fornite dai media iraniani, si sarebbero sviluppate in diverse unità della raffineria di Asaluyeh, sulla costa, anche se le autorità locali ne hanno dichiarato il contenimento nel giro di poche ore. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: i pasdaran hanno lanciato missili e droni contro l’area industriale di Ras Laffan, in Qatar. L’attacco ha provocato incendi di vaste proporzioni e danni considerevoli in quello che è a tutti gli effetti il cuore mondiale del Gnl, sollevando immediatamente interrogativi sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali.

L’irruzione della diplomazia e il monito della Casa Bianca

Sulla scia di questi eventi, il presidente francese Emmanuel Macron, giunto a Bruxelles per il Consiglio Ue, ha definito l’escalation che coinvolge gli impianti del gas come una mossa “sconsiderata”. La presa di posizione di Parigi, che ha invocato una moratoria sulle infrastrutture civili e una tregua quantomeno in concomitanza con la fine del Ramadan, ha cercato di introdurre una pausa riflessiva in un conflitto che sembra invece alimentarsi di azione e reazione. È stata però la reazione di Washington a segnare il passo successivo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervenendo sulla sua piattaforma Truth, ha assunto una posizione netta e carica di minacce. Da un lato, ha chiarito che gli Stati Uniti non erano stati informati dell’operazione israeliana su South Pars, prendendo le distanze dall’accaduto e sottolineando l’estraneità del Qatar, descritto come parte innocente e non coinvolta. Dall’altro, ha lanciato un avvertimento senza precedenti alla leadership di Teheran: nessun nuovo attacco israeliano contro il giacimento di South Pars avrà luogo, ha garantito, ma qualora l’Iran dovesse reiterare i suoi raid contro obiettivi qatarioti, l’intera potenza militare americana si abbatterebbe sul sito energetico iraniano, distruggendolo completamente con una forza che, nelle sue parole, Teheran non ha mai sperimentato prima.

I mercati e la nuova geografia del conflitto

L’effetto immediato di questa spirale bellica si è riversato sui mercati finanziari, con il prezzo del greggio che ha subito un’impennata repentina, superando ampiamente la soglia dei centodieci dollari al barile. Gli investitori, consapevoli della fragilità di un sistema energetico regionale ora apertamente sotto tiro, hanno reagito con preoccupazione alla possibilità che ulteriori infrastrutture possano essere colpite. Il fatto che il conflitto abbia coinvolto direttamente il Qatar, tradizionalmente meno esposto alle dinamiche belliche rispetto ad altri attori della regione, segna un punto di svolta. Ras Laffan non è soltanto un impianto nazionale, ma un nodo cruciale per le forniture di gas a livello planetario. La scelta iraniana di rispondere colpendo lì, nella zona di produzione del Gnl, dimostra come Teheran intenda allargare il raggio delle sue opzioni di ritorsione, cercando di colpire gli interessi degli alleati degli Stati Uniti e di Israele anche al di fuori dei propri confini, ridefinendo di fatto i contorni del campo di battaglia. L’intervento della diplomazia europea, così come l’ultimatum di Trump, tentano ora di porre un argine, ma la dinamica degli eventi appare sempre più in balìa delle capacità di reazione dei comandi militari sul campo.

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