Trump spinge il piano segreto per la pace, che cede Crimea e Donbass alla Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'amministrazione del presidente americano Donald Trump ha approvato un piano di pace in 28 punti, concepito per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina, un documento elaborato in gran segreto attraverso una serie di consultazioni con l'inviato russo Kirill Dmitriev e, seppur in misura diversa, con alcuni funzionari di Kiev. La notizia, riportata da emittenti come Nbc News e Cnn sulla base delle dichiarazioni di un alto funzionario dell'amministrazione, delinea una strategia che, pur mirando a una soluzione definitiva, richiederebbe all'Ucraina concessioni territoriali di notevole entità. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da parte sua, pur avendo ribadito in più occasioni la disponibilità a collaborare con gli Stati Uniti e aver riconosciuto l'indiscussa leadership di Trump in questa fase, ha già fatto capire di non gradire affatto la proposta, snobbando in particolare l'inviato speciale Steve Witkoff.

I contenuti del negoziato e gli artefici della mediazione

Il piano, i cui dettagli sono trapelati non senza una certa dose di confusione, prevederebbe, come punto centrale, il riconoscimento formale dell'annessione della Crimea e del controllo russo sul Donbass, una mossa che di fatto legittimerebbe le conquiste di Mosca sul campo. In cambio, a Kiev verrebbero offerte garanzie di sicurezza di ampia portata, sebbene i contorni precisi di queste ultime restino ancora da definire con chiarezza. All'elaborazione della proposta, che Trump ha definito come un modo per "risolvere la tua cavolo di guerra" indirizzandosi al collega russo, hanno lavorato figure di primissimo piano della sua squadra, tra le quali spiccano il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il genero Jared Kushner, il cui coinvolgimento in delicate operazioni di politica estera non è una novità. Proprio Rubio ha sottolineato come, per giungere a un accordo, entrambe le parti debbano accettare condizioni difficili, un monito che sembra rivolgersi soprattutto alla leadership ucraina.

Le reazioni immediate e lo stallo diplomatico

Mentre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha smentito di aver ricevuto comunicazioni ufficiali da Washington attraverso i canali diplomatici istituzionali, le operazioni militari sul terreno continuano senza sosta. Un raid aereo russo su Ternopil, per il quale si contano ancora ventidue dispersi, e un attacco con drone ucraino contro una raffineria nella regione di Ryazan dimostrano come la guerra, nonostante i tentativi di mediazione, prosegua con la sua logica spietata. Zelensky, dal canto suo, pur esprimendo apprezzamento per gli sforzi americani e riconoscendo che solo Trump e gli Stati Uniti possiedono il potere necessario per chiudere la partita, ha respinto con nettezza l'ipotesi di una cessione territoriale, lasciando intendere che su quel punto non intende transigere.

Il complicato percorso verso un possibile accordo

La situazione appare dunque in un stallo profondo, con Mosca che nega di essere formalmente coinvolta nei negoziati non ufficiali e Kiev che, se da un lato plaude all'iniziativa, dall'altro rigetta il cuore della proposta. L'amministrazione Trump, che ha messo il turbo su questo fronte politico, si trova a dover bilanciare la sua spinta a ottenere un risultato storico con la realtà di un conflitto i cui fronti, sia militari che diplomatici, rimangono estremamente rigidi. La partita, che vede in gioco non solo gli assetti geopolitici dell'Europa orientale ma anche la credibilità internazionale della presidenza americana, si gioca ora sulla capacità di trovare un nuovo equilibrio, forse diverso da quello attualmente sul tavolo, che possa in qualche modo essere digerito da entrambe le parti in causa.

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