Dieta choc, ecco la ricetta: ansiolitici a colazione e "attenti a non sgarrare"
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Redazione Salute
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La pratica, per quanto possa apparire sconcertante agli occhi del cittadino comune, sembra essere più diffusa di quanto si creda: quella di aggredire il problema del peso Corporeo con un vero e proprio arsenale farmacologico, il cui utilizzo viene distorto dalla loro funzione terapeutica originaria. Entrare in uno studio medico per un consulto dietologico e uscirne, dopo meno di un’ora, con un foglietto illustrativo di quelli che vengono spacciati per consigli alimentari, ma che in realtà si rivelano essere una dettagliata pianificazione terapeutica, è l’esperienza capitata a una cronista del Carlino.
Nel centro polispecialistico di Pesaro, un medico di 72 anni, il quale tra l’altro eserciterebbe anche in Umbria e nell’anconetano, le ha consegnato la cosiddetta “dieta n. 7”. Più che un regime alimentare, si trattava di una tabella di marcia con tanto di “terapia farmacologica – posologia” che scandiva la giornata con dosi e orari precisi. A colazione, per esempio, non comparivano soltanto le indicazioni su cosa mangiare, ma la chiara prescrizione di assumere ansiolitici, quasi a voler sedare l’appetito con un’azione chimica anziché nutrizionale. Il mix era completato da un diuretico, da un preparato galenico a base di ormoni tiroidei e, dulcis in fundo, da una serie di psicofarmaci tra cui l’alprazolam, meglio noto come Xanax, e la fluoxetina, il celebre Prozac. Una combinazione che, nelle intenzioni del professionista, avrebbe dovuto garantire la perdita immediata di sette chili, promessa fatta alla paziente nel corso della visita. Non è chiaro, e forse è proprio questo il nodo centrale della vicenda, quale logica clinica giustifichi l’associazione di antidepressivi a un percorso dimagrante in assenza di una diagnosi di disturbi dell’umore, e quale sia la finalità dell’ormone tiroideo in polvere, una sostanza che andrebbe a interferire con un metabolismo, stando a quanto si apprende, perfettamente funzionante.
Di fronte a queste rivelazioni, la reazione delle autorità sanitarie non si è fatta attendere, sebbene il caso sia scoppiato proprio grazie all’inchiesta giornalistica. Il Nucleo antisofisticazioni e sanità di Ancona, sotto il coordinamento del comandante Alfredo Russo, ha già avviato le dovute verifiche, ascoltando per tre ore la giornalista autrice del servizio, Antonella Marchionni, per raccogliere sommarie informazioni. Un atto dovuto, questo, che sposta l’asse della vicenda dal piano della denuncia giornalistica a quello più squisitamente giudiziario, dove si dovrà valutare la congruità di quelle prescrizioni rispetto al codice deontologico e, naturalmente, alla salute della paziente. Il sospetto, che aleggia in casi del genere, è che si stia facendo ricorso a sostanze potenti come gli psicofarmaci per aggirare lo scoglio della forza di volontà, come se la chimica potesse sostituirsi a un percorso educativo alimentare e a uno stile di vita sano.
Il presidente dell’Ordine: "Così si rischia anche di violare il codice etico"
Non sono soltanto i carabinieri del Nas a occuparsi della faccenda, perché la vicenda solleva inevitabilmente degli interrogativi di carattere etico-professionale che competono all’Ordine dei medici. Il dottor Paolo Maria Battistini, che presiede l’Ordine provinciale di Pesaro, è stato piuttosto netto nel commentare la deriva che sta prendendo una certa fascia della medicina estetica o dietologica. Secondo il suo parere, e qui si parla della posizione ufficiale dell’ente che vigila sulla condotta dei camici bianchi, si starebbe facendo strada un’idea pericolosa, caldeggiata talvolta anche da operatori che medici non sono, e cioè che i farmaci pensati per la mente possano diventare una sorta di passepartout per accelerare il metabolismo. Ansiolitici, antidepressivi e preparazioni galeniche a base di ormoni, quando vengono prescritti come se fossero integratori per dimagrire, configurano un abuso che mina alla base il rapporto di fiducia tra paziente e curante, trasformando la visita in una mera transazione commerciale dove si ottiene la ricetta desiderata, spesso su pressione degli stessi pazienti, i quali, osserva Battistini, si rivolgono al medico proprio con l’obiettivo di ottenere quella specifica prescrizione. Un cortocircuito, questo, che rischia di violare il codice etico, perché si cura un sintomo, il sovrappeso, con strumenti che nulla hanno a che fare con la sua eziologia, esponendo chi li assume a effetti collaterali talvolta anche gravi, e spostando l’asticella dell’intervento terapeutico dal campo della scienza a quello della magica scorciatoia, con buona pace della salute pubblica.




