La Russia accusa l’Ucraina per un drone a Zaporizhzhia, ma Kiev smentisce e parla di ricatto nucleare

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, che pure da oltre quattro anni vive sotto occupazione russa, non accenna a diminuire: l’ultimo episodio, un presunto attacco con un drone che avrebbe danneggiato l’edificio che ospita le turbine dell’unità 6 dell’impianto, ha innescato l’ennesimo scambio di accuse tra Mosca e Kiev. ilgazzettino +3

Da una parte c’è la Russia, che per bocca della Rosatom – l’agenzia statale per l’energia atomica – ha parlato senza mezzi termini di un “attacco mirato” portato a termine da un velivolo senza pilota di origine ucraina; un attacco che, sebbene non abbia toccato le componenti critiche del reattore né provocato vittime, avrebbe comunque lasciato un foro nella parete della sala turbine, un’azione descritta come particolarmente pericolosa e calcolata, visto che il drone sarebbe stato guidato via cavo in fibra ottica per eludere eventuali contromisure. ilgazzettino +3

Dall’altra parte, però, Kiev respinge al mittente ogni addebito, e lo fa con una fermezza che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: le Forze di difesa del Sud, in una nota ufficiale diffusa nella giornata di sabato, hanno definito le dichiarazioni provenienti dai territori occupati come l’ennesima “provocazione informativa” da parte del Cremlino, un tentativo calcolato per distogliere l’attenzione dalla presenza militare russa all’interno del sito nucleare. ilgazzettino +3

Una presenza, quella di Mosca nell’impianto, che la stessa nota descrive come un vero e proprio “ricatto nucleare”, sottolineando come la Russia utilizzi la struttura – tra le più grandi d’Europa – per scopi militari, installando sistemi di guerra elettronica e posizionando personale ed equipaggiamenti pesanti proprio lì dove la sicurezza dovrebbe essere l’unica priorità. ilgazzettino +3

Il fronte dei droni si allarga e l’Europa vede alzare il livello di guardia

Non è certo un caso che l’attività dei droni, in queste ultime quarantotto ore, abbia messo in allarme non solo l’area direttamente interessata dal conflitto ma anche il cuore dell’Europa.

Se a Zaporizhzhia le versioni restano diametralmente opposte, altrove i fatti parlano da soli e alimentano quella che qualcuno ha già definito una “guerra di nervi” a bassa intensità ma ad altissimo impatto psicologico. bresciaoggi +3

A Monaco di Baviera, per esempio, lo scalo aeroportuale ha dovuto chiudere i battenti per quasi un’ora dopo che due piloti hanno segnalato la presenza di un drone nello spazio aereo: una chiusura immediata, la mobilitazione delle forze di polizia e un’ora di sospensione che ha causato il dirottamento di una ventina di voli e danni economici consistenti, prima che le autorità dichiarassero rientrata la minaccia. ilgiornaleditalia +3

E mentre in Germania si trattava probabilmente di un falso allarme, la situazione appare ben più grave sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica: il precedente di Galati, in Romania, dove un drone Geran-2 (di fabbricazione russa) si è schiantato contro un condominio causando almeno due feriti e un incendio, ha cambiato le priorità del dibattito europeo. ilgiornaleditalia +3

Un episodio, quest’ultimo, che il governo tedesco ha immediatamente condannato e che il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha commentato con una dichiarazione che suona come un monito: “Non ci lasceremo intimidire né dividere” – ha detto il diplomatico tedesco – “Risponderemo congiuntamente”.

Una risposta che, almeno sulla carta, passa attraverso il rafforzamento della presenza Nato sul fianco est e attraverso una maggiore integrazione dei sistemi di difesa aerea europei, anche se la pressione rimane altissima. ilgiornaleditalia +3

L’Aiea chiede di vedere i danni mentre Kiev denuncia lo schema ricorrente di Mosca

Nel frattempo, sullo sfondo della vicenda che riguarda l’impianto di Zaporizhzhia, si muove l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), il cui direttore generale, Rafael Grossi, ha espresso tutta la sua preoccupazione per quanto accaduto.

Le sue parole – “attaccare siti nucleari è come giocare con il fuoco” – non lasciano spazio a fraintendimenti, anche se al momento la priorità dell’organismo è tecnica: ottenere un accesso immediato e senza ostacoli all’area della turbina colpita per verificare con i propri occhi l’entità del danno. corriere +3

Una richiesta che, implicitamente, mette in luce una delle criticità maggiori sollevate dagli ucraini: il fatto che Mosca continui a limitare l’accesso degli ispettori internazionali ad alcune porzioni dell’impianto, pur chiedendo al mondo di fidarsi delle proprie versioni sugli avvenimenti che lì si consumano. ilgiornaleditalia +3

La replica ucraina, in questo senso, è analitica e spietata: le forze armate di Kiev hanno fatto notare come la centrale si trovi a una distanza tale dalla linea del fronte (circa 50 km dalla sezione terrestre del contatto) da rendere tecnicamente improbabile l’utilizzo dei piccoli droni in dotazione, specificando che non possiedono neppure i velivoli a controllo ottico con gittata così estesa o le cariche sagomate necessarie per produrre il buco descritto dai russi. ilgiornaleditalia +3

Né si può dimenticare – aggiungono le stesse fonti – che sono proprio i russi ad aver installato una cortina fumogena stratificata intorno all’impianto, una barriera che renderebbe fisicamente impossibile a qualsiasi drone passare inosservato.

Una sequenza di contraddizioni che, secondo Kiev, non fa altro che confermare lo schema classico già visto innumerevoli volte: dopo le sconfitte sul campo o le pressioni diplomatiche, Mosca lancia accuse eclatanti prive di prove fotografiche o video di qualità, nel tentativo di cambiare il fuoco dell’attenzione mediatica e internazionale. ilgiornaleditalia +3

Una dinamica, quella delle accuse reciproche, che si ripete ormai da mesi e che rischia di rendere ancora più opaco un quadro già di per sé confuso; ma se per l’Aiea la priorità rimane quella di scongiurare un incidente dalle conseguenze incalcolabili (simile, forse, alla catastrofe di Fukushima o peggio), per gli europei il dato più inquietante è un altro: la consapevolezza che la guerra tecnologica dei droni, fatta di sciami, intercettazioni e falsi allarmi, è ormai entrata stabilmente nel loro spazio aereo quotidiano, costringendo governi e alleanze a rivedere le proprie dottrine di difesa corriere +3

Su una frontiera, quella della difesa aerea, che fino a ieri sembrava lontana e impenetrabile. E se la Germania ha già conteggiato i danni per la chiusura del proprio hub bavarese, la Romania cerca di metabolizzare l’impatto di un ordigno precipitato nel bel mezzo di un centro abitato, un’eventualità che in molti, fino a pochi giorni fa, ritenevano ancora confinata oltre il confine ucraino. ilgazzettino +3

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.