Musk lancia l’America Party e Trump minaccia la deportazione: il nuovo capitolo di un conflitto che ricorda i bizantinismi italiani
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Redazione Esteri
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Succedono cose, nella politica mondiale, che noi italiani abbiamo visto tante volte. Anzi, ne siamo stati maestri. Di formule impossibili, di giochi di potere che sfidano non solo la fisica ma anche il buon senso. Le "convergenze parallele", gli "opposti estremismi", i governi che nascono e muoiono per una manciata di voti. Ora, a migliaia di chilometri di distanza, Elon Musk e Donald Trump stanno scrivendo un capitolo che sembra uscito dalla nostra storia politica.
Il 4 luglio 2025, mentre gli Stati Uniti celebravano l’Indipendenza, Musk ha lanciato l’America Party, un movimento che promette di sfidare l’establishment di Washington, sia democratico che repubblicano. Un colpo di scena che, però, rischia di rivelarsi più un boomerang che una rivoluzione. Trump, infatti, non ha perso tempo: ha minacciato di deportare l’uomo più ricco del mondo, accusandolo di voler frammentare il voto conservatore. "Amo Donald Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo", aveva scritto Musk su X pochi mesi fa. Ora quel rapporto si è incrinato, e le conseguenze potrebbero essere imprevedibili.
Le origini della frattura risalgono alla Big Beautiful Bill, il maxi-pacchetto di bilancio da oltre 900 pagine voluto da Trump. Musk, che pure aveva sostenuto la campagna del presidente con quasi 300 milioni di dollari, si è opposto con veemenza, denunciando sprechi e opacità. Da lì, la rottura è stata irreparabile. E se l’America Party nasce ufficialmente come una sfida bipartisan, è chiaro che il suo impatto maggiore sarà sul fronte repubblicano, già alle prese con una battaglia difficile per mantenere il controllo del Congresso nel 2026.
Quello che sta accadendo oltreoceano ricorda da vicino certi episodi della nostra storia. I ribaltoni, i cambi di casacca, le maggioranze che si spostano con un colpo di vento. Persino la minaccia di Trump evoca un certo stile, quello dei leader che usano toni drastici per consolidare il proprio potere. Ma c’è una differenza: qui non si tratta di parlamentari in cerca di poltrone, bensì di due uomini che rappresentano, a modo loro, due facce dell’America. Uno, il presidente in carica; l’altro, il magnate che ha rivoluzionato l’industria tech.




