L’aggressione sul bus a Stroncone, il marito fermato al bar mentre chiedeva un altro biglietto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Indossava il braccialetto elettronico, quel dispositivo che avrebbe dovuto tenerlo a distanza dalla vittima, e invece lo ha indossato fino al momento di salire sull’autobus. Da lì, sabato scorso, l’operaio di 42 anni, di origini marocchine, ha aspettato che la moglie – Fatiha El Afghani, 43 anni – fosse seduta, per poi alzarsi e colpirla ripetutamente con un martello. Trenta secondi, racconta l’autista del mezzo, una ragazza di 25 anni che assiste incredula alla scena: l’uomo apre le porte, scende, le blocca con lo stesso martello, risale e sferra altri due colpi alla testa della donna. Poi fugge, liberandosi del braccialetto elettronico – già imposto per precedenti episodi di violenza domestica – come fosse una catena di troppo.

La fuga e il riconoscimento nel bar

Dopo l’aggressione, la donna è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Santa Maria di Terni con l’elisoccorso: le sue condizioni restano gravissime. Lui si è dileguato, ma non abbastanza lontano. A tradirlo è stata la consueta dinamica di questi casi, fatta di messaggi e occhi che guardano: una foto, girata su WhatsApp, ha fatto il giro tra i residenti della zona industriale di Stroncone. A riconoscerlo, il giorno dopo, sono stati i titolari e alcuni clienti di un bar, poco dopo che l’uomo aveva fatto colazione. Nel locale, tra l’altro, ha chiesto di acquistare un biglietto dell’autobus – lo stesso mezzo su cui aveva quasi ucciso la moglie – come se volesse replicare il gesto o semplicemente tornare sulla scena.

Il fermo dei carabinieri e il braccialetto rimosso

I carabinieri lo hanno bloccato lì, senza che opponesse resistenza. L’uomo, un operaio di 42 anni, si era tolto il braccialetto elettronico dopo l’aggressione: un dettaglio che gli inquirenti hanno subito notato, perché trasforma la fuga in un atto consapevole, non una reazione impulsiva. Il dispositivo, già attivo per precedenti violenze sempre consumate tra le mura domestiche, non ha suonato nessun allarme particolare – era stato rimosso fisicamente, non manomesso. Da qui la velocità del fermo, scattato nella mattinata di martedì 12 maggio, a poche decine di ore dal fatto.

Il racconto dell’autista e la dinamica chiusa

“Mi sono nascosta sotto il volante per paura che aggredisse anche me. Poi è sceso”: cosí l’autista venticinquenne ricostruisce quei secondi. La donna alla guida del bus racconta di aver visto l’uomo alzarsi, andare verso la vittima, colpire con violenza e poi inscenare quella sorta di blocco delle porte con il martello. Nessun altro passeggero è stato coinvolto, e l’intera sequenza – dalla prima martellata alla fuga – è durata quanto una manovra di apertura porte. La procura di Terni ha aperto un fascicolo per tentato omicidio, e gli investigatori stanno ora verificando se il braccialetto elettronico avesse già rilevato violazioni nelle ore precedenti. Per ora, l’uomo è in caserma in attesa dell’interrogatorio di convalida.

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