Eleonora Giorgi, l'ultimo saluto tra musica e ricordi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Eleonora Giorgi, attrice icona del cinema italiano, è stata salutata per l’ultima volta oggi a Roma, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo. I funerali, organizzati dalla costumista e amica Nicoletta Ercole, hanno visto una cerimonia intima e commovente, scandita dalle note di brani simbolo degli anni Settanta, scelti dalla stessa Giorgi prima di spegnersi. Apre il rito Wish You Were Here dei Pink Floyd, mentre a chiudere è stato A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum, due melodie che raccontano l’anima di una donna che, nonostante la malattia, ha voluto lasciare un segno di sé attraverso la musica.
La Giorgi, scomparsa il 3 marzo all’età di 71 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al pancreas, aveva già previsto ogni dettaglio della cerimonia, consapevole che la malattia non le avrebbe concesso molto tempo. A officiare il rito è stato il vescovo Antonio Staglianò, mentre accanto a lei, fino all’ultimo istante, i figli Andrea Rizzoli e Paolo Ciavarro, che le hanno stretto le mani mentre chiudeva gli occhi per sempre.
Proprio Paolo Ciavarro, visibilmente provato, ha parlato del vuoto lasciato dalla madre, definendolo «incolmabile». Un dolore condiviso anche da Rita Rusic, grande amica dell’attrice, che a La vita in diretta ha ricordato il legame speciale tra Eleonora e Nina, figlia di Clizia Incorvaia, nata dal precedente matrimonio con Francesco Sarcina. «Eleonora le ha dato un ruolo importantissimo – ha raccontato Rusic –. Le ha detto: “Gabriele non si ricorderà di me perché è piccolo, quindi tu che sei più grande le devi parlare della nonna e non fargliela dimenticare”». Un compito affidato con affetto e fiducia, che sottolinea il rapporto profondo che Giorgi aveva non solo con i figli, ma anche con chi considerava parte della sua famiglia allargata.
La malattia, diagnosticata a novembre 2023 dopo una tosse persistente, ha portato l’attrice a cercare ogni possibile cura, comprese terapie sperimentali. Come riportato dal Corriere della Sera, Eleonora si era rivolta al policlinico Borgo Roma di Verona, dove il professor Davide Melisi, dell’Unità Terapie sperimentali in oncologia, aveva valutato il suo caso. «La signora Giorgi si era rivolta al nostro reparto nel 2024 – ha spiegato Melisi – perché aveva avuto informazioni sulle nostre cure sperimentali». Purtroppo, le condizioni di salute già compromesse non hanno permesso di intraprendere un percorso terapeutico risolutivo.




