L’ombra dei droni lunga 1.400 chilometri: attacco ucraino alla raffineria di Ufa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’offensiva a distanza, quella che non segue le linee del fronte ma le traiettorie dei velivoli senza pilota, ha raggiunto una delle repubbliche più orientali della Russia. Un attacco con droni, rivendicato di fatto da Kiev attraverso la consueta prassi delle fonti locali, ha colpito la raffineria di petrolio nella città di Ufa, capoluogo del Bashkortostan. Un bersaglio industriale, scelto con cura, che si trova a circa 1.400 chilometri dal confine ucraino: una distanza notevole, che dimostra una capacità operativa – e forse una tecnologia – sulla quale i vertici militari russi saranno chiamati a riflettere. Le fiamme, segnalate dalle autorità regionali, si sono sviluppate dopo l’impatto dei residui di un drone abbattuto, caduto in un’area produttiva adiacente all’impianto.

Il racconto del governatore e la pioggia di rottami

Il capo della repubblica, Radiy Khabirov, ha utilizzato il canale Telegram per fornire una versione parziale ma ufficiale dell’accaduto. I detriti di un velivolo, ha spiegato, sono precipitati in una zona industriale dove sorge un sito di fabbrica, innescando un incendio che i vigili del fuoco locali stanno cercando di domare. Non si parla di vittime, almeno in questo primo bollettino, ma l’attenzione si concentra sulla dinamica difensiva: diversi droni sarebbero stati abbattuti mentre si avvicinavano all’obiettivo, una sorta di cortina fumogena – fatta di frammenti e lamiere – che ha preceduto il rogo. L’incursione, insomma, non è andata completamente a segno, ma il danno è sotto gli occhi degli investigatori giunti sul posto.

La controffensiva aerea russa e le conseguenze civili

Parallelamente all’azione su Ufa, un altro drone ucraino ha centrato un edificio residenziale nella stessa area. Nessun ferito, stando alle prime ricostruzioni, ma il messaggio è chiaro: la guerra, ormai, abita anche il cielo sopra territori ritenuti finora lontani dal conflitto. A Odessa, intanto, la situazione si è capovolta. Un attacco notturno di droni russi ha martoriato le infrastrutture civili e l’area portuale della città sul Mar Nero. I soccorritori hanno diffuso immagini che mostrano magazzini distrutti e fiamme alte nel cuore dello scalo commerciale, mentre alcuni palazzi residenziali hanno riportato danni significativi. Anche in questo caso, miracolosamente, non si registrano vittime accertate.

Il silenzio dei negoziati e il canale diretto con Washington

Sullo sfondo di queste incursioni incrociate – droni ucraini verso est, droni russi verso sud – il tavolo diplomatico resta congelato. I negoziati trilaterali, quelli che avrebbero dovuto coinvolgere mediazioni internazionali, sono stati sospesi. Lo ha confermato Yury Ushakov, uno dei collaboratori più ascoltati del Cremlino, sottolineando però un dettaglio non secondario: la parte russa mantiene un contatto diretto con quella americana. Un dialogo bilaterale, spoglio di mediazioni europee o ucraine, incentrato principalmente sulla «questione ucraina». A Washington, intanto, Donald Trump siede nuovamente alla Casa Bianca, e la sua impronta – già percepibile nei toni – potrebbe presto tradursi in pressioni o aperture. Per ora, si parla. Ma le bombe cadono altrove.

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