La morte di Simona Cinà: i dubbi della famiglia e i dettagli che non tornano
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Redazione Interno
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«Non abbiamo trovato i suoi vestiti, ma solo le scarpe. Al nostro arrivo tutti stavano zitti». Roberta Cinà, gemella di Simona, la pallavolista di 21 anni morta in una piscina durante una festa a Bagheria, non nasconde la sua angoscia. Quello che è accaduto nella notte tra venerdì e sabato scorsi, in una villa tra Bagheria e Aspra, resta avvolto nel mistero, e le domande dei familiari si moltiplicano senza trovare risposte.
I genitori, Giusi e Giuseppe Cinà, chiedono «chiarezza» sulla morte della figlia, sottolineando incongruenze che alimentano i sospetti. «Dov’è finito l’alcol? Perché i vestiti di Simona sono spariti?», insiste la madre, mentre il padre aggiunge: «Aveva un bracciale che le avevo regalato, e l’aveva messo via con cura. Era lucida, non poteva semplicemente cadere».
Un elemento inquietante emerge dall’invito alla festa, diffuso su una chat tra i circa 90 partecipanti: «Se qualcuno è troppo ubriaco e cade in piscina, portatevi un costume». Una frase che, riletta oggi, suona come un macabro presagio. Simona, atleta promettente e studentessa, era conosciuta per la sua solarità, lontana dall’immagine della ragazza spericolata.




