La Fenice, applausi per il concerto e spille di dissenso sul palco
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Dieci minuti di ovazioni, un bis e milioni di telespettatori collegati hanno celebrato ancora una volta il tradizionale Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice, un appuntamento che, consolidandosi come un vero e proprio rito laico, ha portato le arie più note del melodramma italiano nelle case del pubblico. Tra i classici proposti, che hanno spaziato dal "Va' pensiero" al "Nessun dorma", non è però mancato un elemento di rottura, rappresentato da una spilla dorata portata, in modo inequivocabile, da tutti i musicisti e i coristi sul palco. Quell'oggetto, una chiave di violino con al centro un cuore, costituisce infatti il simbolo della protesta "silenziosa" che le maestranze hanno scelto per manifestare, durante la diretta Rai, il proprio dissenso contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale stabile, annunciata per l'ottobre del 2026.
La tensione dietro le quinte e il gesto inedito
Dietro lo sfarzo scenico e il successo della manifestazione, del resto, i rapporti interni restano tesi, come dimostrato da un gesto inedito che ha interrotto una consuetudine consolidata. Per la prima volta, infatti, è stato omesso il tradizionale saluto di sovrintendente e sindaco al Coro e all'Orchestra, un momento che precedeva abitualmente l'inizio del concerto. Il primo cittadino, interrogato sulla scelta, ha motivato l'assenza citando un impegno improvviso, ovvero un colloquio con il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il quale, insieme al presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone e ad altre autorità come il prefetto e il questore, occupava il Palco Reale.
Il significato di una protesta simbolica
La decisione di indossare la spilla, adottata come forma di comunicazione discreta ma di forte impatto simbolico, nasce dalla contestazione trasversale che ha accolto la nomina decisa unilateralmente dal sovrintendente Nicola Colabianchi. A suscitare malcontento, tra gli altri, è stata proprio la mancata consultazione degli orchestrali, ai quali era stata assicurata, secondo quanto riportato, almeno la possibilità di concordare la scelta. Non si sono limitati a osservare alcuni tra i musicisti, poiché anche il maestro Michele Mariotti ha voluto sfoggiare quel distintivo, rendendo ancor più evidente, agli occhi del pubblico in sala e a quello televisivo, il clima di diffusa contrarietà che persiste all'interno dell'istituzione.
Una vicenda che accompagna l'inizio dell'anno
L'episodio, quindi, ha fatto sì che l'inizio del 2026 risultasse immediatamente segnato, per il celebre teatro veneziano, da una polemica che non accenna a placarsi. Il gesto delle maestranze, pur mantenendo un contegno rigorosamente professionale durante l'esecuzione, ha saputo parlare in modo eloquente, trasformando un momento di pura celebrazione artistica in una platea dove esprimere, senza parole, una posizione contrattuale e identitaria. La vicenda dimostra come le tensioni, che pure non hanno intaccato la qualità dello spettacolo offerto, siano destinate a rimanere al centro del dibattito, proiettando un'ombra sulla programmazione futura e sul prossimo avvicendamento alla direzione musicale.




