Venezia, la protesta «in chiave» della Fenice: spille dorate a Capodanno, evitato lo sciopero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una protesta silenziosa, quasi un cenno di eleganza, si prepara a scaldare la notte di San Silvestro dinanzi al Teatro La Fenice di Venezia. Laddove, in circostanze meno controverse, l’attenzione sarebbe catalizzata unicamente dalle note dei grandi autori, quest’anno un oggetto minuto, una spilla, assumerà il ruolo di simbolo di un dissidio che continua a lacerare una delle istituzioni musicali più prestigiose del Paese. I lavoratori dell’orchestra e del coro, infatti, hanno deciso di non incrociare le braccia durante i concerti di Capodanno, scelta che evita disagi al pubblico ma non placa le ragioni di una contestazione nata dalla nomina, giudicata da molti inopportuna, di Beatrice Venezi alla direzione musicale. La loro azione di protesta, come spiegato dalla Rsu in una conferenza stampa tenutasi nella città lagunare, si concretizzerà invece nell’indossare e nel distribuire ai presenti in Campo San Fantin un distintivo dorato, lo stesso colore del teatro, raffigurante una chiave di violino con un cuore al centro.
Un premio inatteso e il peso di una battaglia
Quella piccola spilla, autofinanziata dai dipendenti stessi, non è che l’ultimo capitolo di una vicenda che ha travalicato i confini dei palcoscenici per approdare sulle pagine dei giornali e nelle aule giudiziarie, diventando un caso nazionale. La battaglia dei musicisti e dei coristi, peraltro, ha ricevuto di recente un riconoscimento paradossale e significativo, trovandosi al centro della cronaca nera per le indagini su minacce e atti intimidatori, episodi che hanno portato a sviluppi giudiziari sui quali le autorità continuano a lavorare senza svelare dettagli operativi. Parallelamente, la rivista di settore Classic Voice ha assegnato al musicale della Fenice il Titolo di “Personaggio dell’anno” per il 2025, lodandone il coraggio e la ferma difesa dell’autonomia artistica, una copertina che legittima pubblicamente le loro posizioni.
Il rinvio del consiglio e le domande in sospeso
La giornata della conferenza stampa dei rappresentanti sindacali coincideva, non a caso, con la data in cui sarebbe dovuto tenersi il Consiglio d’Indirizzo del teatro, organismo chiave per le decisioni strategiche, puntualmente rinviato al gennaio del prossimo anno. Questo slittamento, percepito da molti come un ulteriore rinvio di un confronto ormai non più eludibile, lascia in una sospensione carica di tensione le sorti della dirigenza e, in particolare, del soprintendente Nicola Colabianchi, al quale i lavoratori – oltre a chiedere la revoca dell’incarico a Venezi – hanno posto una serie di sei domande precise, ancora prive di risposta. Una situazione di stallo che alimenta il malessere, mentre il palcoscenico della Fenice continua a ospitare esecuzioni di altissimo livello, come quella diretta da Kazuki Yamada che ha generato nove minuti di applausi del pubblico, interpretati dalla Rsu come un chiaro segno di solidarietà verso la loro causa.
La voce della stampa e il dibattito pubblico
Il caso, del resto, ha acceso un vivace e spesso aspro dibattito anche sulla stampa locale e nazionale, dividendo opinioni e schieramenti. Un lettore, ad esempio, ha accusato un quotidiano di “servilismo” per aver riportato con enfasi quell’episodio degli applausi, ricevendo una secca replica dal direttore il quale ha difeso la correttezza del racconto giornalistico, sottolineando come quei minuti di ovazione fossero iniziati all’ingresso dell’orchestra e fossero dunque un tributo alla sua tenacia. Uno scambio che dimostra quanto la vicenda, trascendendo la semplice cronaca di un dissidio interno, abbia finito per interrogare i rapporti di potere, il ruolo della critica e il confine, sempre sottile, tra il sostegno a un’istituzione culturale e la difesa delle condizioni che ne preservano l’integrità artistica.




