Giardini: Seixas ha tolto ogni dubbio, Ciccone ha corso come doveva
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Redazione Sport
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Paul Seixas ha vinto il Giro di Lombardia numero 120 e Gian Luca Giardini, intervenuto a Bike Today su OA Sport TV, non ha usato mezzi termini per commentare l'impresa del ventenne francese. «Quando riesci a vincere una Classica Monumento a 20, o a 25, o a 30 anni, entri in un Olimpo, entri nella storia», ha detto il giornalista, sottolineando come il successo sul traguardo di Como cancelli le perplessità di chi aveva messo in dubbio la tenuta del corridore sulle distanze più lunghe.
Il riferimento è al Mondiale canadese, dove Seixas aveva deluso le attese, ma la risposta è arrivata puntuale sulle strade lombarde: 239 chilometri, quasi 5.000 metri di dislivello e un attacco devastante sul Civiglio a 18 chilometri dall'arrivo.
Il dominio sul Civiglio e la consacrazione di un predestinato
La progressione con cui il portacolori della Decathlon CMA CGM ha staccato uno dopo l'altro tutti gli avversari ha lasciato pochi margini di interpretazione. Evenepoel, Pidcock, Del Toro, Mas e Ciccone hanno provato a tenere la ruota del francese, ma la selezione è stata implacabile. «Li ha battuti proprio pari pari, senza discussioni», ha osservato Giardini, ricordando che Seixas era già professionista nel World Tour a 19 anni e che nel 2026 aveva collezionato la Freccia Vallone, il Giro dei Paesi Baschi e il quarto posto al Tour de France.
Il successo al Lombardia arriva al terzo Monumento disputato in carriera, dopo il settimo posto dell'anno precedente e il secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi di aprile.
La prova di Ciccone e le difficoltà degli avversari
Alle spalle del vincitore, Giulio Ciccone ha conquistato il terzo gradino del podio con una prestazione che Giardini ha definito «da protagonista». L'azzurro è stato l'ultimo a cedere sulla salita del Civiglio, affrontata dopo oltre 220 chilometri di corsa, e ha pagato lo sforzo nel duello con Enric Mas per la seconda posizione. «È meglio arrivare terzo dopo averci provato che fare secondo con rammarico», ha commentato il giornalista.
Il percorso particolarmente selettivo ha messo in difficoltà corridori come Evenepoel, che secondo Giardini «su un percorso così è abbastanza in difficoltà» a causa delle pendenze Prohibitive del Civiglio, quattro chilometri al 10% di media che richiedono uno sforzo superiore al quarto d'ora. Del Toro, dal canto suo, ha mostrato ancora una volta la sua lacuna dopo i 200 chilometri, un limite che il giovane messicano dovrà colmare per competere nelle classiche più lunghe.
Un percorso per scalatori e il futuro del ciclismo francese
La conformazione della corsa lombarda ha certificato una volta di più la vocazione per gli scalatori puri. «Questo Lombardia è una gara per scalatori», ha spiegato Giardini, evidenziando come corridori veloci come Michael Matthews, presente a Como, non abbiano avuto voce in capitolo su un tracciato che comprendeva nove salite. L'assenza di Tadej Pogacar, costretto a saltare la corsa per i postumi della caduta alla Vuelta, ha aperto scenari nuovi, ma la prestazione di Seixas ha comunque indicato una gerarchia.
Giardini ha espresso fiducia nel futuro del ciclismo francese, ventilando la prospettiva di vedere il ventenne lottare con i migliori negli anni a venire. Il tempo impiegato sul Civiglio, inferiore di circa trenta secondi rispetto a quello di Pogacar nel 2022, rappresenta un dato oggettivo che colloca il francese in una dimensione di assoluto rilievo.
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