Pagelle Mondiali ciclismo 2026: McNulty da 10, Ciccone paga i crampi. Evenepoel e Seixas deludono
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Redazione Salute
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Brandon McNulty ha vinto il Mondiale su strada di Montreal con una fagianata da manuale. L'americano della UAE Team Emirates XRG ha attaccato a 32 chilometri dal traguardo, quando i favoriti si guardavano ancora una volta, e ha tagliato il traguardo con 13 secondi di vantaggio su Michael Matthews e Mathieu van der Poel. È il primo statunitense a indossare la maglia iridata dai tempi di Lance Armstrong nel 1993, un dato che dice molto su quanto sia stata imprevedibile questa edizione senza Tadej Pogacar.
McNulty, il gregario che diventa campione
La carriera di McNulty è stata spesso segnata da cadute tremende e da un ruolo di gregario di lusso alle dipendenze del capitano sloveno. Ventotto anni, nativo di Phoenix, il nuovo campione del mondo aveva nel mirino il Gp di Montreal dello scorso anno, una tappa al Giro 2023 e una cronometro alla Vuelta 2024 tra le sue 22 vittorie precedenti. Ma nessuna di queste ha il peso specifico del titolo conquistato in Canada, dove ha sfruttato al meglio le sue qualità di passista e la sua intelligenza tattica.
«Non so cosa dire», ha ammesso McNulty con le lacrime agli occhi dopo il traguardo, «ho continuato a spingere. È come un miracolo». La sua azione è partita in pianura, in un momento di stasi assoluta del gruppo dei migliori, e nessuno ha più avuto la forza e la volontà di organizzare un inseguimento coordinato.
Il capolavoro tattico e il caos degli inseguitori
A rendere possibile l'impresa di McNulty ha contribuito in modo decisivo la disunione dei battistrada. Nel gruppo degli inseguitori c'erano nove uomini, tra cui due compagni di nazionale dello stesso McNulty e diversi atleti della UAE, ma nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di tirare. Van der Poel ha provato a più riprese ad animare la corsa, ma ogni suo tentativo è stato neutralizzato o non ha trovato collaborazione.
Il margine dell'americano è arrivato a toccare i 52 secondi, poi si è ridotto fino a otto, facendo temere il peggio, ma alla fine i crampi e le indecisioni hanno condannato gli inseguitori. Sul podio sono saliti Matthews, che ha vinto la volata ristretta, e Van der Poel, ancora una volta protagonista senza però riuscire a concretizzare.
Giulio Ciccone, il sogno svanisce all'ultimo chilometro
Per l'Italia la prova di Giulio Ciccone è stata generosa e intelligente, ma il nono posto finale lascia l'amaro in bocca. L'abruzzese ha tenuto testa ai migliori per tutta la gara, ha provato più volte ad allungare nel finale, ma si è dovuto arrendere quando i crampi lo hanno colpito nell'ultimo giro. «C'è un po' di delusione per il risultato», ha dichiarato Ciccone al termine, «ero qui per qualcosa di più. A livello tattico ho cercato di fare tutto al meglio. L'ultimo giro ho avuto i crampi».
La sua condotta di gara è stata encomiabile, ma la mancanza di esplosività nel momento decisivo gli ha impedito di giocarsi concretamente una medaglia.
Evenepoel e Seixas: le grandi sconfitte
Se c'è un corridore che esce ridimensionato da questo Mondiale è Remco Evenepoel. Il belga arrivava da quattro titoli mondiali consecutivi a cronometro e da una vittoria al Gp di Quebec, ed era considerato il favorito numero uno per la doppietta iridata. La sua gara, però, è stata un calvario: in ogni salita ha perso contatto, riuscendo a ricucire solo grazie alle sue doti in discesa e sul piano. Il dodicesimo posto finale, con Evenepoel costretto a inseguire sin dalle prime battute, è il ritratto di una condizione fisica non all'altezza delle aspettative.
Stesso discorso, seppur con sfumature diverse, per Paul Seixas. Il ventenne francese aveva dichiarato senza giri di parole di puntare al titolo e solo al titolo, forte del bronzo nella cronometro e del secondo posto a Montreal. La sua gara è stata coraggiosa, ma nel finale è stato tradito dai crampi e ha chiuso quindicesimo a oltre due minuti. La sua delusione è forse la più rumorosa, perché le premesse erano di quelle importanti.
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