Fineco vola a Piazza Affari, l’ipotesi del ritorno di fiamma di Unicredit accende il titolo
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Redazione Economia
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Il titolo FinecoBank ha impresso un’accelerazione decisa a Piazza Affari, alimentato dalle indiscrezioni, rilanciate nelle ultime ore da L’Economia del Corriere della Sera, circa un possibile ritorno di interesse da parte di Unicredit. L’istituto guidato da Alessandro Foti ha messo a segno un rialzo di circa il 2%, in una seduta che ha visto il titolo distinguersi positivamente nel panorama del FTSE MIB, confermando la reattività del mercato a ogni accenno di movimento nel risiko bancario.
A spingere gli acquisti è la suggestione, per ora ancora allo stato di ipotesi, che l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, dopo il lungo e complesso dossier per il consolidamento del controllo su Commerzbank, stia tornando a valutare le opportunità di crescita sul mercato domestico.
Secondo la ricostruzione pubblicata dal settimanale, il manager di Piazza Gae Aulenti avrebbe già perso alcuni obiettivi strategici in Italia, come Monte dei Paschi, finito nel mirino di Intesa Sanpaolo, e la Popolare di Sondrio, finita nell’orbita di Bper, e il novero delle prede disponibili si sarebbe ormai assottigliato in modo significativo.
Il dossier Fineco e il valore di un ritorno al passato
L’ipotesi che circola con maggiore insistenza riguarda proprio FinecoBank, una banca che con Unicredit ha già condiviso un pezzo importante della propria storia. Fu lo stesso gruppo guidato da Orcel a quotare la banca digitale nel 2014, per poi cedere progressivamente la propria partecipazione fino alla definitiva dismissione dell’ultimo 35,1% nel 2019.
Allora, sotto la guida dell’allora amministratore delegato Jean Pierre Mustier, l’operazione fruttò circa 2,1 miliardi di euro, una cifra che servì a rafforzare il capitale dell’istituto in un momento delicato. Oggi, però, quella cessione viene riletta in una chiave diametralmente opposta.
Il valore di quella quota, alla luce dell’attuale capitalizzazione di Fineco che si aggira intorno ai 14 miliardi di euro, supererebbe abbondantemente i 4,8 miliardi, e il rimpianto per un’occasione mancata è un tema che lo stesso Orcel non avrebbe mai nascosto.
Il ritorno di Fineco nel perimetro del gruppo rappresenterebbe per Unicredit non solo un’operazione di valore economico, ma un passo strategico per rafforzare il presidio nel wealth management e nella consulenza finanziaria, settori che il management di Piazza Gae Aulenti ritiene centrali per la crescita futura.
Le opportunità residue e il nodo delle sinergie
Secondo quanto riportato dal Corriere Economia, le opzioni sul tavolo di Unicredit per crescere in Italia si sarebbero ridotte a tre possibili obiettivi: Banca Generali, Banco Bpm e, appunto, FinecoBank. Ognuna di queste piste presenta, però, criticità e complessità diverse. Banco Bpm, ad esempio, vede la presenza ingombrante di Crédit Agricole, ormai vicino alla soglia del 30% del capitale, mentre Banca Generali è saldamente controllata dal gruppo Generali.
In questo scenario, Fineco si presenta come una public company senza un azionista di riferimento, una caratteristica che potrebbe rendere più agevole un eventuale approccio. Un’eventuale integrazione, tuttavia, non sarebbe priva di ostacoli. La principale criticità individuata dagli osservatori riguarda la compatibilità tecnologica.
Fineco vanta infatti una piattaforma informatica sviluppata internamente, considerata uno dei punti di forza del modello di business ma anche un sistema notoriamente complesso da integrare con architetture esterne, un aspetto che richiederebbe un’attenta valutazione. A ciò si aggiunge il costo potenzialmente elevato dell’operazione, data la capitalizzazione di Borsa del target, che rappresenterebbe un investimento considerevole anche per un gruppo con le spalle larghe come Unicredit.
La reazione del mercato e il giudizio degli analisti
L’eco delle indiscrezioni si è riverberata immediatamente sui listini, determinando un andamento divergente tra i due titoli. Mentre Fineco guadagnava terreno, sostenuto dall’appeal speculativo del momento, il titolo Unicredit ha invece subito una lieve flessione, con gli investitori che hanno scontato l’eventuale onere finanziario di una nuova, costosa acquisizione in un momento in cui le risorse sono già impegnate sul fronte tedesco.
A suffragare il sentiment positivo su Fineco è giunto anche il parere degli analisti di Banca Akros, che hanno confermato il rating "Accumulate" sul titolo, con un prezzo obiettivo fissato a 24 euro. Secondo gli esperti, queste indiscrezioni rappresentano un elemento di sostegno all'appeal speculativo del titolo, che si aggiunge ai fondamentali solidi della banca, evidenziati dalla sua capacità di attrarre nuovi clienti e dalla crescita nei comparti dell'Investing e del Brokerage.
La banca guidata da Foti continua a mietere successi, come dimostrano i dati finanziari che evidenziano una raccolta netta in costante aumento e masse amministrate in crescita, elementi che ne fanno un gioiello ambito nel panorama bancario italiano.
Un dossier ancora lontano da una conclusione
Nonostante l’enfasi del mercato, fonti vicine all’istituto avrebbero comunque sottolineato che qualsiasi iniziativa appare prematura, considerato l’impegno tuttora richiesto dal dossier Commerzbank. L’operazione in Germania, che ha portato Unicredit a detenere il 49,65% del capitale della banca di Francoforte, non è ancora giunta a completa definizione e assorbe risorse e attenzioni del management.
Tuttavia, come osservato da più parti, Orcel ha dimostrato in passato di saper gestire più fronti contemporaneamente, e il progressivo restringimento delle opportunità in Italia potrebbe spingerlo a mantenere aperte più strade. Il tempo, del resto, stringe, e il numero delle alternative, con l’evolversi del panorama del risiko bancario, è destinato a ridursi ulteriormente.
Al momento, quindi, l’ipotesi Fineco rimane un’indiscrezione, sebbene di quelle che, per quanto indimostrate, hanno il potere di muovere le quotazioni e di riaccendere i riflettori sulle strategie future dei grandi attori del sistema finanziario italiano.




