Borse europee caute in attesa del dato sul lavoro americano, Milano maglia nera con il risparmio gestito affossato dall’intelligenza artificiale e i riflettori accesi sull’inchiesta Mps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta dell’undici febbraio si apre all’insegna di una prudenza che rasenta la staticità per i principali listini del Vecchio continente, i quali procedono in ordine sparso – quando non in lieve flessione – mentre l’attenzione degli operatori finanziari si concentra in maniera quasi monopolistica su ciò che arriverà dal di là dell’oceano nel primo pomeriggio. È il rapporto sui salari non agricoli degli Stati Uniti, atteso con una trepidazione che le recenti letture a macchia di leopardo sul mercato del lavoro americano hanno ulteriormente intensificato, a catalizzare le strategie di posizionamento; un dato, questo, che potrebbe fornire alla Federal Reserve – la quale, sotto la rinnovata amministrazione Trump, continua a muoversi con cautela nel delicato bilanciamento tra inflazione ancora non del tutto domata e crescita – quel margine di manovra necessario per ipotizzare un ulteriore taglio dei tassi di interesse -2-7. In questo clima di sospensione, è Piazza Affari a mostrare il passo più incerto tra le grandi piazze finanziarie: il Ftse Mib cede attorno allo 0,5 per cento, trascinato al ribasso da un comparto, quello del risparmio gestito, letteralmente travolto da timori che fino a pochi mesi fa apparivano di natura quasi fantascientifica e che oggi, invece, assumono i contorni precisi di una minaccia strutturale -1-8.

Il risparmio gestito nel mirino dell’intelligenza artificiale, Fineco e Banca Generali nel vortice delle vendite

La raffica di ribassi che ha investito il settore del wealth management non nasce dal vuoto, né si tratta di una correzione puramente tecnica: alla base vi è l’annuncio, da parte della startup statunitense Altruist, del lancio di nuove funzionalità di pianificazione fiscale interamente automatizzate attraverso la piattaforma di intelligenza artificiale Hazel. Una innovazione, questa, che nei fatti democratizza competenze un tempo appannaggio esclusivo dei grandi broker e riduce drasticamente – secondo gli analisti che hanno rielaborato i modelli di business overnight – la dipendenza dei consulenti finanziari dall’intermediazione tradizionale, mettendo in discussione l’intera catena del valore del settore -3-6. Il mercato ha reagito con una violenza che raramente si riserva alle mere indiscrezioni: Fineco perde oltre il sette per cento e tocca i minimi di periodo, Banca Generali arretra in maniera analoga nonostante la recente pubblicazione di trimestrali in linea con le attese, mentre Mediolanum e Azimut registrano flessioni che si attestano tra il quattro e il sei per cento -8. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di un fenomeno circoscritto all’Italia: il sell-off ha contagiato Wall Street nella seduta precedente, con Charles Schwab e gli altri colossi del brokerage americano pesantemente colpiti, e l’Europa non ha fatto che recepire un’onda d’urto destinata probabilmente a riverberarsi ancora a lungo -1-3.

Tim torna a volare sui massimi dal 2018, Ferrari corre e le utility fanno da scudo

A mitigare – seppur non a compensare – il tonfo generalizzato del comparto finanziario, vi sono alcuni titoli che procedono in netta controtendenza e che offrono agli investitori un porto nel quale ripararsi dall’ondata di avversione al rischio. Tim, in particolare, si distingue per un progresso dell’1,7 per cento che assume i connotati di una performance tanto più significativa se rapportata ai volumi di scambio e alla visibilità raggiunta: il Titolo aggiorna i massimi dal lontano 2018, e il motore di questa rincorsa va ricercato nei conti della controllata brasiliana Tim Brasil, i quali hanno superato le stime degli analisti e restituito al mercato una narrativa di crescita che per Telecom Italia sembrava ormai archiviata -1-3. Procede spedita anche la corsa di Ferrari, che dopo i conti del giorno precedente incassa la promozione di Equita a «buy» – gli analisti parlano di free cash flow superiore alle attese e di guidance 2026 di «buona qualità» – e mette a segno un ulteriore +2,7 per cento che la colloca stabilmente in cima al listino -1-3. Sul fronte difensivo, infine, le utility raccolgono acquisti consistenti: Italgas segna un +2,2 per cento e Hera viaggia in territorio ampiamente positivo, a testimonianza di una rotazione settoriale che predilige, in questa fase di incertezza macroeconomica e attesa per i dati americani, i flussi di cassa prevedibili e la bassa ciclicità degli utili -6-8.

Il risiko bancario torna alla ribalta, l’ombra dell’insider trading su Mps e il caso Bff Bank

Non vi è soltanto la congiuntura macroeconomica o la disruption tecnologica a movimentare le contrattazioni di Piazza Affari: sul listino pesano anche, e in maniera non marginale, le vicende giudiziarie e societarie che da settimane tengono banco nei palazzi della finanza milanese. Il consigliere di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, Stefano Di Stefano – dirigente di spicco del ministero dell’Economia e delle finanze, nonché responsabile della Direzione partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici – si è dimesso con effetto immediato dal board di Rocca Salimbeni dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di insider trading -4-9. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il dirigente pubblico avrebbe acquistato – tra il 2 e il 21 gennaio del 2025 – azioni Mps e Mediobanca per un controvalore complessivo superiore ai centocinquantamila euro, salvo poi rivendere i titoli a ridosso dell’annuncio dell’offerta pubblica di scambio lanciata dalla banca senese su Piazzetta Cuccia, incassando una plusvalenza di alcune migliaia di euro per sé e per il figlio -9. Un’operazione che, se confermata, configurerebbe l’utilizzo di informazioni privilegiate ottenute grazie al duplice ruolo istituzionale e che getta un’ombra ulteriormente allungata sul cosiddetto «risiko bancario», inchiesta nella quale figurano già nomi di primo piano del capitalismo italiano. Sul versante opposto, Bff Bank continua a scontare la delusione per i conti deludenti e – ancor più – per la decisione del consiglio di amministrazione di non procedere alla distribuzione del dividendo: il management, nella persona del direttore generale Giuseppe Sica, ha parlato esplicitamente di volontà di «consolidare le azioni di riduzione del rischio e massimizzare il valore futuro per gli azionisti», ma il mercato ha punito la scelta con una flessione che, pur lontana dai picchi negativi dei giorni scorsi, mantiene il titolo stabilmente in territorio negativo -5-10.

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