Buenos Aires in fiamme, approvata la riforma del lavoro di Milei: 12 ore di straordinario e sciopero limitato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il tabellone luminoso della Camera dei deputati argentina ha segnato, nella notte tra giovedì e venerdì, un numero destinato a cambiare le relazioni industriali del Paese: 135 voti a favore, 115 contrari e nessun astenuto. La così detta “Legge di modernizzazione lavorativa”, il cavallo di battaglia del presidente Javier Milei, ha superato il primo scoglio parlamentare, scatenando immediatamente la reazione violenta di piazza che si consumava proprio in quelle ore fuori dal Palazzo del Congresso, a Buenos Aires -5. Il provvedimento, che ora torna al Senato per un’ultima ratifica dopo alcune modifiche tecniche – tra cui la soppressione di un articolo che riduceva le indennità per malattia – rappresenta la riscrittura più radicale del codice del lavoro argentino dal 1974 -2. Mentre il capo dello Stato argentino partecipava a Washington alla riunione inaugurale del Board of Peace voluto da Donald Trump, le strade della capitale andavano a fuoco.

Una mobilitazione che divide la capitale tra sciopero generale e violenza di piazza

La cornice dell’approvazione non è stata quella di un normale dibattito parlamentare. La Confederación General del Trabajo, la principale centrale sindacale del Paese, aveva proclamato uno sciopero generale di 24 ore che ha di fatto paralizzato i trasporti, chiuso banche e fabbriche e cancellato centinaia di voli, lasciando la capitale con l’odore acre dei rifiuti non raccolti. La mobilitazione, che i sindacati hanno definito la più partecipata dall’insediamento di Milei, ha visto migliaia di persone radunarsi pacificamente nei pressi del Congresso, ma la situazione è degenerata quando frange di incappucciati, una volta che il corteo principale si era già ritirato, hanno tentato di forzare le transenne di sicurezza. La risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere: camion idranti e gas lacrimogeni hanno caricato i manifestanti per disperdere la folla, in una sequenza di scontri che ha tenuto la città con il fiato sospeso per ore e che ha portato alla decapitazione di una decina di persone.

Il cuore della riforma tra flessibilità e riduzione delle tutele storiche

Ma cosa cambia, concretamente, per un lavoratore argentino con l’approvazione di questo testo? Il governo parla di un ammodernamento necessario per adeguare le norme al XXI secolo e per ridurre l’economia informale che riguarda quasi il 40 per cento degli occupati, ma l’opposizione e i giuristi del lavoro vedono un arretramento epocale. Il pilastro della riforma è l’introduzione della “banca ore”: lo straordinario, secondo le nuove disposizioni, non dovrà essere necessariamente pagato come avveniva in passato, ma potrà essere compensato con riposi successivi, allungando di fatto la giornata lavorativa fino a dodici ore, a patto che venga rispettato un riposo minimo di dodici ore tra un turno e l’altro. Viene rivisto al ribasso anche il calcolo delle indennità in caso di licenziamento, escludendo alcune voci salariali come bonus e premi, e viene introdotto un fondo di assistenza alimentato dai contributi previdenziali – che secondo i critici saranno pagati indirettamente dagli stessi dipendenti – per coprire i costi dei futuri esuberi.

La limitazione del diritto di sciopero e l'incognita del Senato

Uno degli aspetti più controversi, e che ha maggiormente infiammato gli animi dei manifestanti, riguarda però la stretta sul conflitto sindacale. La nuova normativa amplia a dismisura la definizione di “servizi essenziali” e introduce la categoria dei “servizi di importanza trascendentale”, per i quali viene imposto di garantire una percentuale minima di attività anche durante gli scioperi. Nel primo caso si parla del 75 per cento dell’attività normale, nel secondo del 50 per cento, una soglia talmente alta che, di fatto, renderebbe inefficace qualsiasi astensione dal lavoro. Per gli esperti interpellati dalla stampa locale, si tratta di una limitazione sostanziale del diritto di sciopero, che potrebbe violare la Costituzione nazionale e le convenzioni internazionali del lavoro. Ora il testo, dopo il voto favorevole della Camera e la modifica di alcuni articoli, tornerà al Senato per l’approvazione definitiva, un passaggio che il governo dà per scontato ma che si preannuncia come una nuova miccia per il conflitto sociale.

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Description: La Camera approva la riforma del lavoro di Milei tra scontri a Buenos Aires. Sciopero generale e nuove regole su straordinari, licenziamenti e diritto di sciopero.

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