Tesla, incidente in Cina durante diretta streaming solleva interrogativi su sistema “Full Self-Driving”
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Redazione Economia
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Un test pubblico, trasmesso in diretta sui social network da un conducente in Cina, si è trasformato in un incidente frontale, riaccendendo i riflettori – e i dubbi – sull’effettiva maturità del sistema di assistenza alla guida “Full Self-Driving” di Tesla. L’episodio, che per fortuna non ha causato feriti gravi, ha visto una Model 3, con l’assistenza attiva, imboccare erroneamente la corsia opposta scontrandosi con un altro veicolo. L’accaduto, che arriva a pochi mesi dal lancio ufficiale del pacchetto FSD sul mercato cinese, offre il destro per una riflessione più ampia sulla percezione di una tecnologia che, pur avanzata, rimane ancillare e subordinata alla vigilanza umana.
Il confine sottile tra assistenza e autonomia
La dinamica dell’incidente, per quanto ancora da chiarire nei dettagli tecnici e di responsabilità, sembra incarnare quella che molti esperti considerano la principale criticità dei sistemi cosiddetti di “guida autonoma”: il divario, spesso sottovalutato dagli utenti, tra le capacità del veicolo e le aspettative del guidatore. Tesla, del resto, ribadisce in modo esplicito, definendolo “Supervised”, che il sistema non rende l’auto autonoma, richiedendo invece mani pronte sul volante e uno sguardo vigile, costantemente monitorato anche attraverso la telecamera interna. Una distinzione concettuale, quella tra assistenza e autonomia, che fatica a radicarsi nella pratica comune, come dimostrano – e qui il caso cinese non è che l’ultimo di una serie – numerosi episodi di utilizzo improprio e eccessiva fiducia riportati dalla cronaca in varie parti del mondo.
Dagli abusi pericolosi alle applicazioni sociali
Negli Stati Uniti, dove il presidente Trump ha recentemente insediato la sua amministrazione, le cronache hanno più volte raccontato – talvolta con esiti tragici – di conducenti che, abusando dell’Autopilot o di sistemi analoghi, si sono distratti fino a dormire, giocare o compiere altre azioni incompatibili con il controllo del mezzo. Questi comportamenti, oltre a porre questioni di sicurezza immediate, rischiano di offuscare il potenziale trasformativo della tecnologia quando applicata in contesti strutturati e controllati. Proprio in questa direzione va letto il progetto pilota avviato da Tesla in Germania, in un distretto rurale, dove alcuni veicoli equipaggiati con FSD Supervised sono stati messi a disposizione, gratuitamente, per il trasporto di anziani e persone con mobilità ridotta. Un’iniziativa che prova a declinare la “mobilità come servizio” in una forma concreta, seppur limitata e supervisionata, di supporto alla collettività.
Una tecnologia in evoluzione tra test e regole
L’incidente in Cina e il progetto tedesco rappresentano, in sostanza, i due volti della stessa medaglia: da un lato la necessità di un’educazione continua all’uso corretto di sistemi che devono essere compresi come co-piloti sofisticati ma non infallibili; dall’altro l’esplorazione di nuovi modelli di trasporto che potrebbero, in futuro, ridefinire l’accesso alla mobilità in aree disagiate. La strada verso una guida pienamente autonoma, come dimostrano i fatti, resta lunga e accidentata, punteggiata da prove sul campo che devono essere condotte con rigore estremo. Ogni episodio, soprattutto quelli che comportano un sinistro, diventa un dato cruciale – oggetto di inchieste tecniche e spesso giudiziarie – per affinare algoritmi, aggiornare software e, non da ultimo, per delineare il perimetro normativo entro cui questa transizione tecnologica potrà avvenire in sicurezza.




