Legge di bilancio 2026: scende a 50.000 euro la soglia che blocca la compensazione con il fisco
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Redazione Economia
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La manovra finanziaria per il 2026, ormai legge dello Stato, introduce una modifica significativa e stringente per chi ha debiti con l’Erario, intervenendo direttamente sullo strumento della compensazione orizzontale. Il comma 116 della legge, infatti, ha dimezzato da 100.000 a 50.000 euro la soglia di debiti scaduti e affidati per la riscossione all’Agenzia delle Entrate Riscossione oltre la quale si perde la facoltà di compensare crediti e debiti tributari tramite il modello F24. Una misura, questa, che si inserisce in un quadro normativo già di per sé articolato e volto a irrigidire i controlli preventivi e le attività di recupero da parte dell’amministrazione finanziaria, sebbene siano previste specifiche esclusioni per determinate tipologie di crediti e per le compensazioni cosiddette "verticali".
Il meccanismo della compensazione e i suoi limiti
La compensazione orizzontale, operazione di comune utilizzo per le imprese e i professionisti, consente di saldare un debito verso la pubblica amministrazione – come ad esempio un’imposta o un contributo – utilizzando un credito di pari natura, il tutto attraverso la compilazione di un unico modello F24. Tuttavia, la presenza di pendenze di importo significativo con l’Erario, già iscritte a ruolo e quindi formalmente in fase di riscossione coattiva, rappresenta un elemento che può inceppare questo meccanismo. Fino al 31 dicembre 2025, il limite che attivava il blocco era fissato a 100.000 euro; dal primo gennaio 2026, invece, basterà superare la nuova soglia dei 50.000 euro di debiti affidati all’Agenzia della Riscossione per vedere preclusa la possibilità di utilizzare lo strumento compensativo, una condizione che costringerà a regolare le posizioni in modo separato.
Un contesto di stretta sui controlli fiscali
L’intervento legislativo non nasce isolato, ma si colloca all’interno di una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni, tesa a potenziare gli strumenti di verifica e di recupero del gettito. La riduzione della soglia, in questo senso, agisce come un ulteriore filtro per impedire che soggetti con consistenti debiti inesatti possano comunque operare liberamente compensazioni, anticipando di fatto un controllo che altrimenti sarebbe successivo. È una logica, questa, che mira a prevenire l’accumulo di posizioni debitorie critiche, sebbene alcuni osservatori sottolineino come misure simili, unitamente ad altri interventi della stessa manovra – come la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento, dal beneficio massimo contenuto – finiscano per gravare soprattutto su una specifica fascia di contribuenti, spesso quelli già in difficoltà con gli adempimenti ma non necessariamente in mala fede.
Le implicazioni pratiche per i contribuenti
Dal punto di vista operativo, il cambiamento richiederà una maggiore attenzione nella gestione dei flussi di cassa e nella pianificazione degli adempimenti fiscali. Coloro i quali si trovano con debiti superiori ai 50.000 euro già in mano all’agenzia di riscossione dovranno infatti provvedere al pagamento diretto delle somme dovute, senza poterle controbilanciare con crediti di segno opposto. Una disposizione che, pur nella sua secchezza tecnica, evidenzia la volontà del legislatore di accelerare e semplificare – dal punto di vista amministrativo – il rientro dei crediti erariali, rendendo più immediato l’accertamento delle situazioni di potenziale criticità finanziaria dei contribuenti. Restano, come accennato, fuori dal perimetro di applicazione alcuni casi specifici, ma il nocciolo della riforma punta chiaramente a restringere il campo di azione per chi ha contenziosi di una certa entità in corso con il fisco.




