Europa ai margini: Usa e Russia negoziano, noi paghiamo il conto
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Redazione Esteri
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Mentre gli Stati Uniti e la Russia continuano a tessere le fila di un dialogo che sembra ormai escludere l’Europa, il Vecchio Continente si ritrova sempre più ai margini della scena internazionale, costretto a fare i conti con una realtà che, per molti, appare scomoda e imbarazzante. Massimo Cacciari, filosofo e politico italiano, non usa mezzi termini nel descrivere la situazione: “La figura penosa fatta dall’Unione Europea nella tragedia ucraina non verrà mai cancellata e rimarrà assolutamente incancellabile”. Una condanna senza appello per un’Europa che, secondo Cacciari, ha dimostrato di non avere né la forza né la visione per giocare un ruolo da protagonista in uno dei conflitti più drammatici degli ultimi decenni.
Le parole di Cacciari risuonano come un monito, soprattutto alla luce delle recenti evoluzioni geopolitiche. Se fino a qualche mese fa si parlava di una Russia sull’orlo del collasso e di un’Ucraina in ascesa, oggi la narrazione è radicalmente cambiata. Al centro della scena non ci sono più Volodymyr Zelensky o i leader europei, ma due figure apparentemente antitetiche eppure straordinariamente efficaci nel ridisegnare gli equilibri globali: Donald Trump e Vladimir Putin.
La Lega, da parte sua, sembra sposare in parte questa nuova realtà. Attraverso un comunicato, il partito guidato da Matteo Salvini ha sottolineato come “il nemico non sia Trump”, bensì chi si ostina a perpetuare i conflitti senza cercare una soluzione concreta. “Dopo troppi morti, è l’ora di voltare pagina”, si legge nella nota, che critica duramente l’approccio dell’amministrazione Biden, accusata di aver fatto meno per la pace in anni di quanto Trump abbia fatto in poche settimane.
Ma mentre la politica italiana si divide tra chi guarda a Trump come a un possibile artefice di pace e chi lo considera una minaccia, l’Europa nel suo complesso sembra incapace di trovare una linea comune. Il rischio, come sottolineano molti osservatori, è che le opinioni pubbliche di alcuni Paesi europei scelgano di “nascondere la testa sotto la sabbia”, rifiutandosi di affrontare una realtà sempre più complessa e pericolosa.
Non è il caso, tuttavia, di Paesi come la Polonia, la Finlandia, la Svezia e gli Stati baltici, che per collocazione geografica e storia recente sanno bene di poter essere le prossime vittime di un eventuale espansionismo russo. Per loro, la crisi ucraina non è un problema lontano, ma una minaccia concreta e immediata.




