Gatti e Kolo Muani, la Juve si affida ai suoi "esuberi" per restare a galla in un campionato che non perdona

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Samuele Bersani, sempre sia lodato, nella sua "En e Xanax" cantava che "in due si può lottare come dei giganti". Solo che per la Juventus, almeno in questa fase della stagione, il concetto di lotta a due assume contorni decisamente più paradossali. Da un lato c’è Federico Gatti, che lotta e si immola su ogni pallone, fino a trasformarsi in attaccante aggiunto nei minuti di recupero.

Dall’altro c’è Randal Kolo Muani, l’attaccante di professione che aspetta il suo momento e, per il momento, si nutre di speranza e di spazi ridotti, nell’attesa di poter dimostrare il suo valore in maglia bianconera. Il gol che ha salvato il risultato contro il Milan, arrivato allo scadere del recupero, è l’emblema perfetto di questa Juve che, quando c’è da rimuovere la paura di una rete che non arriva, finisce per affidarsi a chi meno ci si aspetterebbe.

La legge del gol, o meglio del difensore che segna

Contro il Milan, quando ormai allo Stadium si cominciava a fare amicizia con l’idea della prima sconfitta stagionale, è accaduto l’impensabile. Luciano Spalletti, nel tentativo di sparigliare le carte e di dare peso all’area di rigore rossonera, ha gettato nella mischia Federico Gatti nei minuti finali. Una mossa che, viste le caratteristiche fisiche del difensore, potrebbe ripetersi anche in futuro, considerando la sua abilità nel colpire di testa e la sua stazza.

Sono bastati quattro minuti al numero 4 bianconero per colpire il Milan, regalare alla Juventus un insperato quanto meritato pareggio e fruttare almeno un punticino, utile a restare agganciati proprio ai rossoneri e al Como, nell’attesa di conoscere il risultato di Udinese-Lazio. Un gol che, oltre a mantenere viva l’imbattibilità della squadra, ha però innescato un acceso dibattito sui social network, spaccando letteralmente l’opinione dei tifosi. La polemica, come spesso accade, non ha riguardato il gol in sé, ma l’esultanza.

L’esultanza e il paradosso social: godersi il momento o rincorrere la vittoria?

La prolungata esultanza di Federico Gatti dopo il pareggio al 92', in cui il difensore si è abbandonato alla gioia irrefrenabile del momento, ha scatenato un acceso scontro tra due fazioni del tifo bianconero.

Da una parte, chi ha difeso l’emozione a caldo, l’istinto di un ragazzo che ha realizzato un gol pesantissimo e che ha il diritto di godersi un attimo di rivalsa personale; dall’altra, la cosiddetta "mentalità" da vincente, che avrebbe voluto vedere Gatti prendere rapidamente la palla e portarla a centrocampo per provare a vincere la partita negli ultimi due minuti e dieci secondi di recupero.

Migliaia di commenti e citazioni sui post di X e Instagram hanno fatto da cassa di risonanza a questa spaccatura, con il difensore che si è ritrovato al centro di una bufera mediatica che, paradossalmente, stride con l’importanza del punto conquistato sul campo.

La rivincita degli "indesiderati" e il peso degli stipendi

Quattro gol segnati in tre partite per la Juventus. Un dato che, se analizzato, racconta una storia curiosa e forse anche indicativa delle dinamiche di mercato vissute dalla società. A parte Bremer, titolare inamovibile e mai realmente accostato a partenze, gli altri tre gol portano la firma di giocatori che, almeno sulla carta e per esigenze di bilancio, la dirigenza avrebbe potuto lasciar partire. L’ultimo della lista è proprio Gatti, che nell’ultima settimana di mercato era stato ad un passo dal Porto e, in precedenza, era stato accostato al Napoli.

Prima di lui c’erano stati Koopmeiners, mai davvero a suo agio sotto la Mole e che continua a cercare la condizione fisica e mentale giusta per incidere, e Nico Gonzalez, che sarebbe tornato volentieri all’Atletico Madrid. Ebbene, bilancio alla mano, i gol decisivi sono arrivati proprio da loro: una rivincita di quelli che, per alleggerire un monte stipendi e snellire una rosa che, senza la Champions League, rischia di rivelarsi persino troppo abbondante, sarebbero potuti finire altrove.

L’attesa di Kolo Muani e l’equilibrio precario

Resta in attesa, invece, Randal Kolo Muani. L’attaccante, arrivato con grandi aspettative, aspetta il suo momento e probabilmente spera di poter lottare a fianco di un gigante come Gatti, ma nella metà campo avversaria. Il paradosso juventino è tutto qui: la risposta sul campo, quella che conta, arriva spesso dalla parte sbagliata del campo, da chi dovrebbe difendere e non andare a segno. La squadra, nel frattempo, regge l’urto e si mantiene a galla in un campionato che non perdona, dove il punto guadagnato può fare la differenza.

La gestione delle risorse, tra chi vorrebbe giocare di più e chi invece si sta prendendo la scena a suon di gol pesanti, rimane una delle sfide più affascinanti e complesse per il tecnico bianconero, chiamato a trasformare questo apparente paradosso in una certezza per il futuro.

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