L’Italia e il mondiale 2026, ultimo spiraglio tra regolamenti Fifa e tensioni geopolitiche

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è ancora detto che l’Italia debba seguire da spettatrice, tra meno di tre mesi, il calcio d’inizio dei mondiali organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico. La mancata qualificazione, maturata sul campo con la sconfitta nella finale degli spareggi europei contro la Bosnia, potrebbe trasformarsi – ed è qui il nodo centrale della vicenda – in una porta socchiusa da un’altra parte del mondo, lontano dal rettangolo verde. La speranza, per quanto flebile, si riaccende attorno alla partecipazione dell’Iran, il cui destino nella competizione appare appeso a un filo tutt’altro che sportivo.

Il caso Iran e il ruolo della Fifa tra politica e regolamento

La nazionale iraniana, la cui presenza era già considerata in bilico a causa della guerra in corso con gli Stati Uniti – Paese che, lo ricordiamo, ospita la rassegna insieme ai due alleati nordamericani –, potrebbe ritirarsi o essere esclusa. In quel caso, e solo in quel caso, si aprirebbe un’ipotesi di ripescaggio per gli azzurri. Ma chi decide? La Fifa, ovviamente, e lo farà tenendo conto non solo del proprio codice disciplinare, ma anche delle pressioni geopolitiche che inevitabilmente si riversano su un evento globale come un campionato del mondo. Non esiste, in verità, una procedura automatica che garantisca all’Italia il posto lasciato vuoto: il regolamento prevede margini di discrezionalità, e proprio lì si annida l’unico, vero spiraglio.

Christillin: «Sarebbe umiliante, propongo la Palestina»

Evelina Christillin, figura di spicco nel management sportivo e culturale italiano – nota per la sua competenza tecnica e per uno stile diretto, spesso privo di fronzoli –, ha voluto spezzare una lancia in una direzione inaspettata. Interpellata sull’eventualità di un ripescaggio tricolore, l’ex membro di importanti organi internazionali ha definito l’ipotesi “umiliante”, non tanto per l’Italia quanto per il principio di meritocrazia sportiva. Poi, quasi a mo’ di provocazione, ha suggerito un nome alternativo: la Palestina. Una proposta che, al di là della sua concreta fattibilità, sposta il dibattito dal piano della convenienza nazionale a quello, molto più scivoloso, dell’equità tra le nazioni escluse.

Infantino e le attese degli ex dirigenti Fifa

Alcuni ex membri della Fifa, nel frattempo, hanno alimentato le speranze azzurre, indicando nel presidente Gianni Infantino un potenziale alleato. La logica, in questi ragionamenti di corridoio, è semplice: un mondiale senza l’Italia – Paese dal grande seguito mediatico e dalla tradizione calcistica consolidata – rappresenta una perdita secca in termini di audience e diritti televisivi. Tuttavia, nessuna decisione è stata presa, e la stessa Christillin ha ricordato come il ranking Fifa potrebbe giocare un ruolo chiave, qualora si optasse per dei super play-off tra le escluse migliori classificate.

Nessuna certezza, solo attesa

Al momento, dunque, l’Italia può solo guardare agli sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran, consapevole che la propria sorte non si giocherà in uno spogliatoio, ma in una sala riunioni della federazione internazionale. Le tensioni con gli Stati Uniti restano il vero ago della bilancia: se l’Iran dovesse formalizzare la rinuncia, la palla passerebbe alla Fifa, e solo lì si vedrà se prevarrà la rigidità regolamentare o la flessibilità geopolitica. Per gli azzurri, eliminati dalla Bosnia in una serata che molti tifosi hanno ancora negli occhi, si tratta dell’ultimo, vero spiraglio. Dopodiché, silenzio e campo da bordo linea.

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