Il dilemma azzurro: Christillin boccia il ripescaggio (“sarebbe umiliante”) e lancia la proposta Palestina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Tra il regolamento Fifa, che lascia ampio spazio alla discrezionalità del suo presidente, e la posizione sempre più claudicante dell’Iran, il destino dell’Italia ai prossimi Mondiali è tornato improvvisamente al centro del dibattito sportivo. L’occasione, per quanto paradossale, nasce da un vuoto: l’incertezza che avvolge la spedizione della nazionale iraniana, la cui partecipazione appare appesa a un filo sottilissimo per ragioni che poco hanno a che fare con il rettangolo verde. A gettare acqua sul fuoco delle speranze (o delle illusioni) degli appassionati ci ha pensato, con la consueta schiettezza, Evelina Christillin, figura di spicco del management culturale ed ex membro Uefa nel consiglio Fifa.

Il nodo del regolamento e l’incognita Teheran

Intervenuta ai microfoni di Radio Anch’io Sport, Christillin ha subito ridimensionato l’entusiasmo per un eventuale ripescaggio degli azzurri, chiarendo che l’iter non è affatto automatico. «Vedo abbastanza difficile la partecipazione dell’Iran – ha dichiarato la dirigente –, manca un mese e mezzo all’inizio del Mondiale e il governo iraniano sembra molto più prudente del presidente della loro federazione, che invece vorrebbe giocare». Una situazione, questa, che lascia intravedere uno scenario inedito: se Teheran dovesse davvero ritirarsi, la palla passerebbe completamente a Zurigo. «È tutto nelle mani della Fifa – ha spiegato Christillin citando il regolamento –, l’articolo 6.7 prevede che sia il Consiglio a decidere su suggerimento dell’amministrazione. Di fatto, decide Infantino e poi fa votare il Consiglio». Nessuna norma scritta, dunque, impone di scorrere la lista delle escluse in base al ranking, sebbene l’Italia occupi la posizione più alta tra queste (dodicesima nel ranking mondiale).

La questione del merito sportivo

Proprio su questo punto, Christillin ha spiazzato molti ascoltatori con una riflessione che suona quasi come un anatema per una nazione abituata a competere per il Titolo. L’ex membro Uefa ha definito l’ipotesi di una qualificazione “per il rotto della cuffia” come profondamente dissonante rispetto alla storia della maglia azzurra. «Pensare di qualificarsi solo perché un’altra nazionale non può giocare – ha sottolineato – è un po’ umiliante per una nazionale che ha vinto quattro Mondiali». Una precisazione, questa, che taglia corto con qualsiasi narrazione trionfalistica basata sulla semplice sostituzione d’ufficio, ricordando come l’eliminazione subita per mano della Bosnia pesi come un macigno sul percorso degli azzurri.

Un suggerimento “di cuore” per la Palestina

Nel delineare le alternative possibili, Christillin ha aggiunto un elemento del tutto inatteso al dibattito, spostando l’attenzione dal vecchio continente al Medio Oriente. La dirigente ha ricordato come, in ambito asiatico, la prima delle escluse siano gli Emirati Arabi Uniti, ma ha voluto lanciare una proposta personale dai forti risvolti simbolici. «Permettetemi un suggerimento di cuore – ha detto –, l’anno scorso la Palestina è stata eliminata dall’Oman nelle qualificazioni asiatiche grazie a un rigore piuttosto inesistente al 97′. Sarebbe un bel gesto ripescare la Palestina in questo momento». Una dichiarazione, questa, che sposta il dibattito dal piano del mero inquadramento tecnico a quello del gesto politico, anche se la decisione finale spetta esclusivamente ai vertici del calcio mondiale.

Meta Description: Christillin sul caso Iran: ripescaggio Italia possibile ma “umiliante”. La dirigente Fifa propone invece un gesto per la Palestina.

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