Calcio, il sondaggio Izi fotografa il fronte del no: il 70% degli italiani boccia il ripescaggio ai mondiali
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Redazione Sport
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L’ipotesi, per la verità ancora avvolta in un alone di remota ma persistente concretezza, che la nazionale italiana possa tornare a calcare il palcoscenico mondiale sfruttando una rinuncia altrui – quella dell’Iran – non trova alcun favore nella maggioranza degli italiani. A certificare questo scollamento tra le speranze di una parte del mondo politico e l’umore popolare ci ha pensato l’ultima rilevazione condotta da Izi, una società specializzata in analisi economiche e politiche, i cui risultati sono stati anticipati nelle scorse ore da Repubblica. Il dato principale, netto e difficilmente eludibile, parla di un fronte del “no” che raggiunge quota 70%, configurando un consenso trasversale che attraversa diverse fasce demografiche e che merita un’analisi approfondita al di là del semplice dato statistico.
Un fronte ampio e le ragioni del rifiuto
Scavando all’interno di questo 70% emerge la complessità di un giudizio che non è solo sportivo, ma diventa etico e politico. Quasi un terzo di questa opposizione (circa il 30% del campione totale) giustifica il proprio rifiuto con la natura della possibile esclusione iraniana: una decisione che sarebbe figlia delle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti e che, pertanto, non dovrebbe essere avallata da chi crede nella separazione tra sport e diplomazia. C’è poi un nucleo ancora più ampio, pari al 40% degli intervistati, che invece rigetta l’operazione sul piano del merito sportivo. Per costoro, il verdetto del campo va rispettato in maniera sacra: imboccare la via del ripescaggio sarebbe, per usare le parole emerse dall’indagine, un atto non dignitoso e privo di giustificazione, quasi una macchia indelebile su una storia gloriosa che ha sempre saputo rialzarsi (anche se non nelle recenti edizioni della Coppa del Mondo). Una posizione, quest’ultima, che ribadisce un concetto semplice quanto universale, e cioè che se non si è capaci di conquistarsi il biglietto sul rettangolo verde, non lo si può certo reclamare nelle stanze del potere.
La minoranza che dice sì e il distinguo generazionale
Eppure, quel 30% di favorevoli – che non rappresenta certo un’eresia statistica – ci racconta un’Italia diversa, più pragmatica o forse solo più disperata di pallone. All’interno di questa fetta, la società Izi ha isolato due motivazioni principali che aiutano a comprendere la spaccatura interna al Paese. C’è un 16,2% che vedrebbe nell’eventuale invito una sorta di "risarcimento morale" o un “giusto riconoscimento per la nostra storia”, come se il curriculum dei quattro titoli mondiali potesse fungere da lasciapassare in caso di necessità. Ma la cifra più interessante è forse rappresentata da quel 14,3% che ammette candidamente una posizione apparentemente contraddittoria: "Non meriteremmo di andare – sembrano pensare – ma visto che l’assenza dai grandi palcoscenici si protrae ormai da troppo tempo, accettiamo il regalo". A sostenere questa corrente, in larga parte, sarebbero le fasce più giovani della popolazione: una generazione che il brivido di una notte mondiale non l’ha mai vissuto dal vivo e che, forse, è disposta a mettere da parte il rigore formale pur di partecipare alla festa. Per i più giovani, il "sì" nasce più dall’istinto di non essere esclusi che da un ragionamento basato sul merito.
Lo scenario politico-sporivo e la controprovetta istituzionale
A rendere il dibattito ancora più avvincente, se così si può definire, è lo sfondo politico su cui questa vicenda si staglia. La proposta non è nata dal nulla, ma è stata ufficialmente inoltrata dall’inviato speciale della Casa Bianca, un’iniziativa che ha trasformato quella che sembrava una fantasia da bar in una pratica concreta depositata nei tavoli della Fifa. Di parere diametralmente opposto, in questo senso, si è dimostrato l’establishment sportivo italiano: dalle parole del ministro dello Sport – secondo cui l’operazione sarebbe prima di tutto "impossibile" e poi "inopportuna" – fino alle dichiarazioni del vertice del Coni, che ha parlato apertamente di "offesa" all’intelligenza e all’etica sportiva. Un muro contro muro, quindi, tra chi cerca la scorciatoia diplomatica per riportare l’Italia nel Gotha del calcio mondiale e chi, invece, invoca il ritorno all’antico principio secondo cui “ci si qualifica solamente sul campo”. In mezzo, il sentimento popolare fotografato da Izi: un nazionale che rifiuta l’accomodamento, preferendo una assenza dignitosa a una presenza ottenuta con un sotterfugio.




