Referendum sulla giustizia, il sondaggio Piepoli per Conflavoro fotografa il 57 per cento degli imprenditori orientato al voto favorevole
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Redazione Interno
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La tornata referendaria del 22 e 23 marzo, che sottoporrà al vaglio popolare la riforma dell’ordinamento giurisdizionale voluta dal governo, vede nel ceto produttivo un alleato di peso per il fronte del Sì. Una rilevazione condotta dall’Istituto Piepoli in collaborazione con Conflavoro, l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese, restituisce un dato chiaro: il 57 per cento degli imprenditori italiani, intervistati in merito alla consultazione confermativa sulla legge costituzionale, dichiara la propria intenzione di esprimersi favorevolmente al quesito. Un orientamento, questo, che si accompagna a un livello di informazione sorprendentemente elevato, segno di un’attenzione al tema che travalica il semplice richiamo partitico per radicarsi in una valutazione pragmatica degli effetti che la riforma potrebbe produrre sul sistema-Paese. Il 94 per cento del campione, infatti, non solo sa che si voterà, ma conosce l’assenza del quorum, un dettaglio tecnico non secondario che incide profondamente sulle strategie di mobilitazione dei due schieramenti.
La mobilitazione del mondo produttivo e la conoscenza diffusa dei contenuti
Che la quasi totalità degli intervistati – nove su dieci, per l’esattezza – si dichiari edotta sui contenuti specifici della legge oggetto del referendum rappresenta un’anomalia statistica rispetto alla tradizionale disaffezione informativa che accompagna le consultazioni su temi tecnico-giuridici. In questo caso, evidentemente, la percezione del nesso tra l’assetto della magistratura, la certezza del diritto e l’attrattività del contesto economico ha spinto una categoria tradizionalmente concreta come quella imprenditoriale ad approfondire la materia. E se il dato aggregato parla di un 57 per cento di Sì, è interessante notare come la rilevazione, calata nel tessuto di chi ogni giorno si confronta con i tempi della burocrazia giudiziaria, possa leggersi come un termometro di un malessere che cerca soluzione nella separazione delle carriere e nella nuova Corte disciplinare. Il fronte del No, in questo specifico segmento di popolazione, arretra di conseguenza, raccogliendo consensi minoritari ma non per questo meno compatti.
Il quadro generale e il sorpasso del No nell’ultimo sondaggio Youtrend
Tuttavia, se ci si allontana dal perimetro del mondo produttivo per abbracciare l’intero elettorato, il panorama si fa più fluido e inaspettatamente combattuto. Una fotografia ben diversa emerge infatti dall’ultima rilevazione condotta da Youtrend per conto di Sky Tg24 e diffusa in data odierna, che introduce un elemento di novità destinato a rimescolare le carte a due settimane esatte dal voto. Nello scenario che ipotizza un’alta affluenza alle urne – quel 57,3 per cento di potenziale partecipazione che includerebbe i “sicuri” e i “probabili” votanti – il fronte del No opera un sorpasso che ha il sapore della discontinuità: il 51,4 per cento degli intervistati si dice contrario alla riforma, mentre il Sì si attesta al 48,6 per cento. Un’inversione di tendenza rispetto al precedente rilevamento, che aveva fotografato un sostanziale equilibrio, e che ora proietta la consultazione in un clima di incertezza che solo una campagna elettorale ad alta intensità potrà contribuire a dissipare.
Le ragioni del ribaltamento e il peso delle variabili demografiche
Il dato Youtrend, nel suo ribaltare le attese, offre anche chiavi di lettura sociologiche non banali. La forbice generazionale, in particolare, si allarga: i giovani compresi tra i 18 e i 34 anni, tradizionalmente meno attratti da riforme ordinamentali che paiono lontane dalle urgenze quotidiane, mostrano invece una propensione al No che raggiunge il 56 per cento nello scenario di alta affluenza e schizza addirittura al 63 per cento in quello di bassa. All’opposto, gli over 55 si scoprono più sensibili all’appello del Sì, che raccoglie tra loro il 53 per cento delle preferenze. Una divaricazione che potrebbe raccontare di due modi diversi di intendere il rapporto tra giustizia e società, o forse semplicemente di due memorie storiche differenti rispetto ai fallimenti e ai successi dei tentativi di riforma che si sono succeduti negli ultimi decenni. Ciò che appare oramai evidente, a leggere i due sondaggi in controluce, è la frammentazione del elettorale: gli imprenditori corrono compatti verso il Sì, i giovani premono per il No, e il centrosinistra, che pure fatica a trovare una voce univoca sul tema, vede una quota non trascurabile dei suoi elettori tradizionali attratta dalle ragioni del fronte governativo.




