Calcio, il sondaggio Izi: il 70% degli italiani contrario al ripescaggio ai mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ha dell’incredibile, a ben vedere, come una suggestione nata tra i salotti del potere americano si sia scontrata in poche ore con il muro del pragmatismo italico. Il riferimento è alla proposta, formalmente avanzata al presidente della Fifa Gianni Infantino dall’inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli, di far sostituire la nazionale iraniana con quella azzurra ai prossimi campionati del mondo in programma tra Canada, Stati Uniti e Messico. Un’operazione che profuma di geopolitica più che di sport, visto il conflitto in corso che oppone Washington a Teheran, ma che secondo un’indagine diffusa dall’istituto Izi (azienda specializzata in analisi economiche e politiche) trova il popolo tricolore paradossalmente più severo di quanto ci si potesse aspettare.

Il dato, anticipato da Repubblica, è netto e quasi chirurgico: il 70% degli intervistati si dice infatti contrario a qualsiasi forma di “ripescaggio di lusso” che porti gli azzurri in Canada senza averne titolo sportivo. La cifra, tuttavia, racconta solo una parte della complessità psicologica che attraversa il Paese. Sebbene la maggioranza prevalente bocci l’idea di ereditare il posto dell’Iran – magari proprio nel giorno in cui l’ambasciata di Teheran ha ironicamente “sfottuto” l’Italia su X, scrivendo che Trump “non capisce di calcio” e che l’ananas sulla pizza si può anche sopportare, ma non certo una qualificazione regalata -2-6 – esiste una fetta non trascurabile, circa un terzo dei tifosi, che quella porta spalancata dalla diplomazia la spalancherebbe eccome.

L’abbraccio gelido del 40%: merito e dignità contano più del risultato

Scavando nel dettaglio delle percentuali fornite dall’istituto Izi, emergono le contraddizioni di un movimento che da vent’anni, ormai, digiuna della fase finale della Coppa del Mondo. Da una parte, a mobilitare il fronte del “sì” ci sono due anime distinte: c’è chi vede il ripescaggio come un “giusto riconoscimento per la nostra storia” (16,2%), un po’ come se il palmares di quattro titoli mondiali valesse un’immunità di fatto, e chi invece, pur ammettendo che “non meriteremmo di andare” (14,3%), invoca il diritto alla partecipazione visti i lunghi digiuni patiti dalle generazioni più giovani. Una sorta di sotterfugio votato da quasi uno su tre, insomma, che in nome della “notte magica” sarebbe disposto a mettere da parte lo scandalo della mancata qualificazione.

Tuttavia, a dominare la scena è la schiera di chi dice no con motivazioni diametralmente opposte. Circa il 30% degli intervistati rifiuta l’ipotesi per una questione di etica politica: se l’Iran dovesse essere escluso – una circostanza che la Fifa al momento considera improbabile – si tratterebbe di una forzatura dettata dalle sanzioni o dall’ostilità dell’amministrazione Trump, e scavalcare la Repubblica islamica in questo modo sarebbe una scelta poco trasparente. Ma è l’ultima fetta, quella più ampia (il 40% del campione), a inchiodare il calcio italiano alla cruda realtà: “Non meritiamo di partecipare e non sarebbe dignitoso”. Una bocciatura senza appello, che rispedisce al mittente le mire di Zampolli, il quale aveva giustificato la sua proposta al presidente americano e a Infantino sostenendo che l’Italia vanta “il pedigree necessario” (quello dei quattro mondiali vinti) per giustificare un’inclusione d’ufficio.

Tra la beffa dell’Iran e il senso del limite degli azzurri

Se il sondaggio consegna una fotografia chiara dello stato d’animo nazionale, la cronaca delle ultime ore aggiunge un velo di ironia sulfurea alla vicenda. L’ambasciata iraniana in Ghana, infatti, non ha soltanto respinto al mittente l’idea di cedere il posto, ma ha deriso l’intero sistema occidentale con un messaggio che è diventato virale: “Cara Italia, quell’uomo allergico alle civiltà ti ha offerto qualcosa riguardo a uno sport che non capisce”. Una dichiarazione che chiude, di fatto, anche lo spiraglio paventato dal Financial Times secondo cui Teheran potrebbe ritirarsi per motivi di sicurezza. Anzi, da parte iraniana arriva la conferma che la squadra si presenterà ai nastri di partenza, complicando ulteriormente i piani di Zampolli.

Dall’altra parte dell’Oceano, del resto, nemmeno Trump sembra aver preso sul serio la proposta del suo inviato. Interrogato al riguardo alla Casa Bianca, il presidente è apparso quasi infastidito, rispondendo: “È una domanda interessante… Non vogliamo penalizzare gli atleti”. Una reazione che ha gelato l’entusiasmo di Zampolli e che, di fatto, lascia la proposta in un limbo giuridico. Ciò che rimane, al netto delle diplomazie parallele, è l’opinione di quella stragrande maggioranza di cittadini che, attraverso le rilevazioni di Izi, hanno ribadito un concerto piuttosto elementare: sul rettangolo verde, se non ci arrivi da solo, non è altrettanto bello. E se per quasi metà degli italiani l’orgoglio ferito vale più della partecipazione, per molti altri, invece, l’eventuale rinuncia dell’Iran aprirebbe scenari talmente remoti da non meritare nemmeno un pensiero.

Meta description: Sondaggio Izi: 70% italiani contrario a ripescaggio mondiale. Solo uno su tre accetterebbe sostituzione Iran, tra geopolitica e senso della dignità sportiva.

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