‘Dai dai’ di Shakira per i Mondiali 2026, e in Italia è subito un caso tra ripescaggio e ironia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La colombiana, forte del precedente trionfo planetario di “Waka Waka (This Time for Africa)” nel 2010 (quando la sua hit accompagnò il trionfo della Spagna in Sudafrica), ha deciso di replicare la formula vincente: un ritmo coinvolgente, una coreografia destinata a diventare virale e la collaborazione con una star internazionale. Questa volta, a fare da spalla alla cantante, ci sarà il nigeriano Burna Boy, icona globale dell’Afrobeats. L’annuncio, arrivato a sorpresa a poche ore di distanza dal concerto gratuito che ha radunato due milioni di persone sulla spiaggia di Copacabana, è stato accompagnato da un teaser girato nientemeno che sul campo del mitico stadio Maracanã. Un video, quello diffuso sui social, dove Shakira compare stringendo tra le mani il pallone ufficiale del torneo, circondata da ballerini vestiti con i colori delle nazionali partecipanti.

Il doppio veleno per l’Italia di un Titolo che sembra un tormentone

E qui arriva la beffa, anzi la doppia beffa, per i tifosi italiani che già soffrono per l’ennesima assenza dalla fase finale della Coppa del Mondo. Se la musica è un linguaggio universale, la scelta del titolo “Dai dai” suona come una provocazione involontaria (o forse no) rivolta al nostro Paese. Da un lato, l’espressione rappresenta l’incoraggiamento tipico che si sente sugli spalti, quell’urgenza di spingere la squadra all’attacco; dall’altro, per chi è rimasto a casa, il termine si trasforma in un amaro rimando alla speranza di un’improbabile chiamata.

Il tormentone social è esploso immediatamente, con gli utenti che hanno notato la coincidenza crudele: mentre la FIFA si prepara al calcio d’inizio tra Messico e Sudafrica l’11 giugno, l’Italia ascolta questa musica senza potervi partecipare. C’è chi, come la scrittrice Debora Manzoli, sottolinea come l’unico antidoto a questa delazione sportiva sia l’ironia, visto che il sogno di un ripescaggio dell’ultimo minuto sembra svanire con il passare dei giorni.

Mondiali 2026, la diplomazia del pallone tra Iran e l’ombra di Trump

A rendere il tutto più piccante, in sottofondo, resta il rebus politico legato alla partecipazione dell’Iran. Nonostante Gianni Infantino, presidente della FIFA, abbia più volte ribadito la volontà di tenere la politica fuori dal calcio, la presenza della nazionale di Teheran non è ancora una certezza assoluta. La federazione iraniana avrebbe infatti chiesto esplicitamente garanzie sul trattamento riservato ai membri del delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche durante il soggiorno negli Stati Uniti, una richiesta che ha inevitabilmente innescato tensioni con l’amministrazione di Donald Trump.

Proprio a proposito del presidente americano, il cui ritorno alla Casa Bianca è ormai consolidato da oltre un anno, c’è chi ha cercato di giocare la carta della diplomazia parallela. Un inviato speciale degli Stati Uniti, Paolo Zampolli, ha dichiarato pubblicamente di aver già messo pressione su Infantino, sostenendo che “la partita è aperta” per un ripescaggio dell’Italia se l’Iran dovesse ritirarsi, cavalcando l’idea che una delle quattro volte campioni del mondo sarebbe la candidata ideale grazie al ranking. Una narrazione, questa, che alimenta un filo di speranza più volte smentito dai fatti e dalla rigidità dei regolamenti, ma che tiene banco nelle cronache sportive proprio mentre la musica di Shakira inizia a girare a tutto volume.

Un inno di resilienza che guarda al futuro saltando il presente azzurro

Nel video promozionale, Shakira canta un frammento del testo in inglese che recita: “Quello che una volta ti ha spezzato, ti ha reso più forte”. Una dichiarazione di intenti che calza a pennello per la cantante, reduce da vicende personali complesse, ma che per il tifoso italiano medio suona come un’elegia funebre per una nazionale che non c’è. L’uscita ufficiale del brano, fissata per il 14 maggio, segnerà l’inizio della colonna sonora di un’estate che per molti sarà amara.

Si tratta di una strategia di marketing globale perfettamente riuscita, quella della FIFA, che affida a un’artista carismatica la capacità di trascendere le delusioni sportive. La scelta di Burna Boy, del resto, non è casuale: si punta a mescolare i ritmi latini con l’afrobeat per conquistare un pubblico trasversale, proprio come successe con il connubio tra Shakira e il gruppo sudafricano Freshlyground quindici anni fa. L’assenza dell’Italia, pertanto, diventa solo un dettaglio statistico in un’operazione commerciale di vastissima scala.

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