L’Italia ai Mondiali di calcio? Il tricolore esposto a Seattle alimenta le voci di un ripescaggio
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Redazione Sport
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Mentre il motorsport italiano, grazie a Kimi Antonelli e a un Marco Bezzecchi in stato di grazia, continua a macinare successi sulle piste di tutto il mondo, e il tennis può contare su un Jannik Sinner saldamente al comando del ranking ATP, il calcio nostrano sembra muoversi su un binario morto. La mancata qualificazione per la rassegna iridata in programma quest’estate tra Stati Uniti, Canada e Messico pesa come un macigno, eppure, proprio nel paese che ospiterà gran parte della competizione, spunta un indizio che potrebbe riscrivere le regole del gioco.
A Seattle, una delle città organizzatrici, è comparso un pannello decorativo recante la bandiera italiana e la scritta "Benvenuti". Nulla di strano, almeno a prima vista, se non fosse che quel tricolore sventola tra le insegne delle nazionali che hanno effettivamente conquistato il pass per il torneo. L’incongruenza, segnalata da alcune testate e prontamente rimbalzata sui social, è lampante: l’Italia è stata eliminata ai play-off dalla Bosnia ed è quindi ufficialmente fuori dai giochi. Il dettaglio assume i contorni di un vero e proprio giallo giornalistico, considerando che l’installazione, situata nei pressi del Lumen Field (lo stadio che ospiterà alcune partite), segue un ordine preciso, rendendo l’errore tecnico – se di errore si tratta – alquanto improbabile.
Un’assenza pesante e le scommesse dei bookmaker
A rendere la vicenda paradossale non è tanto la comparsa del tricolore, quanto l’assenza di un altro. Dalla stessa esposizione è sparito il simbolo dell’Iran, nazionale regolarmente qualificata che proprio a Seattle dovrebbe giocare il suo ultimo match del girone. La coincidenza temporale è elettrizzante per gli scommettitori. Nelle scorse settimane, agenzie come Lottomatica e Betflag avevano iniziato a quotare l’ipotesi di un ripescaggio azzurro al posto proprio degli iraniani, un’eventualità considerata ai limiti del fantascientifico con una quota di partenza fissata a 50,00.
Oggi, quella stessa quota è crollata vertiginosamente toccando picchi di 5,00, un crollo che i professionisti del settore interpretano come un segnale di concretezza. La disparità di trattamento nell’allestimento della città non è passata inosservata agli occhi dei più attenti, che vedono nell’esposizione del tricolore una sorta di "diktat" estetico del paese ospitante, dove le tensioni politiche internazionali – in particolare il conflitto in corso tra Washington e Teheran – complicano ulteriormente il quadro.
Il piano Zampolli e il muro del regolamento
Sullo sfondo di questi avvenimenti si muove la figura di Giancarlo Zampolli, il cui nome è tornato prepotentemente alla ribalta per un piano clamoroso che prevedrebbe un faccia a faccia con il presidente della Fifa, Gianni Infantino, durante il weekend del Gran Premio di Miami. L’idea di sostituire l’Iran con l’Italia, cavalcata da alcune frange politiche statunitensi, si scontra però con una realtà granitica: lo statuto della Fifa.
Qualsiasi modifica del tabellone, a poche settimane dal fischio d’inizio, appare tecnicamente impossibile, se non tramite una forzatura regolamentare che non ha precedenti. Lo stesso ambiente federale italiano, a partire dai vertici del Coni e della Federcalcio, ha già fatto sapere in più occasioni di non gradire l’idea di un ripescaggio "di cortesia", ritenendo che vestire la maglia azzurra debba essere un diritto guadagnato sul campo e non un lasciapassare politico.
Un’estate di dubbi tra sport e politica estera
L’occhio cade quindi su Seattle, dove la scritta "Benvenuti" rivolta agli italiani stride con le contestazioni che già montano nell’opinione pubblica locale. D’altronde, esporre la bandiera di una nazione fuori dai giochi mentre se ne nasconde un’altra regolarmente iscritta è un azzardo che non è sfuggito ai media internazionali. Se si tratti di un semplice disguido organizzativo dovuto a un errore di pianificazione – qualcuno ha ipotizzato che i cartelloni siano stati stampati quando ancora l’Italia sperava di battere la Bosnia – o del primo tassello di una trattativa oscura destinata a cambiare le sorti del mondiale, è presto per dirlo.
La circostanza ha però riacceso un lumicino di speranza in quella parte di tifoseria che non si rassegna all’ennesima esclusione. Mentre la Formula 1 si prepara a invadere le strade di Miami, il destino degli Azzurri resta appeso a un filo sottilissimo, un filo che passa attraverso le concessioni edilizie della città di Seattle e i veti incrociati delle diplomazie mondiali.




