Il miraggio del ripescaggio per l’Italia e il silenzio dell’Iran a un mese dai Mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A poco più di un mese dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico, la vo che circolava nei corridoi della Fifa – quella di un clamoroso ripescaggio dell’Italia al posto dell’Iran – continua a non trovare alcun riscontro ufficiale, nonostante le pressioni mediatiche e politiche dell’ultima ora. A rendersi protagonista di questa singolare crociata, come ricordano le ultime ricostruzioni di stampa internazionale, è stato Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale, forte delle sue origini italiane, avrebbe chiesto a Gianni Infantino di escludere la nazionale persiana per far spazio agli azzurri. Eppure, se da un lato il vuoto lasciato dall’Iran sul fronte diplomatico cresce, dall’altro – ed è cruciale sottolinearlo – il governo di Teheran non ha mai formalizzato una richiesta di boicottaggio, limitandosi anzi a ribadire la propria intenzione a scendere in campo.

A rendere più concreta, almeno sulla carta, l’eventualità di un ripescaggio è la situazione paradossale che vive la federazione iraniana, alle prese con un calendario di preparazione saltato e con l’assenza dei suoi rappresentanti ai vertici del calcio continentale. Nelle scorse ore, infatti, sono state ufficialmente cancellate le due amichevoli che l’Iran avrebbe dovuto disputare rispettivamente contro Angola e Macedonia del Nord, con i rispettivi avversari che si sarebbero ritirati per ragioni politiche legate al conflitto in corso in Medio Oriente. La nazionale allenata da Amir Ghalenoei, quindi, rischia di presentarsi al grande appuntamento nordamericano senza nessuna gara di rodaggio alle spalle, un handicap tecnico non da poco in un girone che la vede opposta a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda.

Assenza ai vertici Fifa e la linea di Trump

Questa situazione di stallo è stata aggravata dalla mancata partecipazione dei funzionari iraniani ai due principali eventi preparatori che si sono tenuti in Canada. Come riportato da fonti come l’emittente Al Jazeera, al Congresso della Confederazione Asiatica di Calcio (Afc) tenutosi a Vancouver, alla presenza dello stesso presidente Infantino, non c’è stata alcuna discussione né sulla possibilità di escludere l’Iran dal torneo, né tanto meno sull’ipotesi di uno spostamento delle partite della squadra fuori dagli Stati Uniti, una richiesta che la federazione persiana aveva ventilato mesi fa per motivi di sicurezza. Proprio in quell’occasione, mentre le altre nove nazionali asiatiche qualificate ricevevano un omaggio commemorativo, all’Iran è stato promesso che il proprio trofeo sarebbe stato consegnato “non appena fossero arrivati”, un segnale eloquente che lascia intendere come la Fifa consideri ancora valida la loro iscrizione, sebbene permangano problemi logistici – forse legati ai visti d’ingresso – per la delegazione.

Nonostante il tam tam mediatico sollevato da Zampolli, il quale ha addirittura dichiarato ai media italiani che esiste “più del 50% di possibilità” che l’Italia partecipi ai Mondiali, le posizioni ufficiali dei vertici del calcio mondiale restano diametralmente opposte a questa narrazione. Lo stesso presidente Infantino ha ribadito con fermezza in più occasioni, anche recentemente a Washington, che “l’Iran deve venire” perché rappresenta la sua gente, aggiungendo che lo sport deve restare al di fuori della politica. L’idea, quindi, che la Fifa possa optare per l’Italia – squadra che ha fallito l’accesso perdendo ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina nei playoff dello scorso marzo – appare più come un tentativo di fare da parafulmine alle tensioni diplomatiche che come una reale soluzione regolamentare.

Il muro di gomma del governo italiano

Se dal fronte americano e da una parte dell’opinione pubblica tricolore il ripescaggio viene visto come un sogno proibito, lo stesso non si può dire per i vertici politici e sportivi dell’Italia, i quali hanno accolto la proposta di Zampolli con un netto secco rifiuto. In diverse interviste rilasciate alla stampa nazionale, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha definito l’operazione “non appropriata” e soprattutto “non possibile”, ricordando il principio basilare per cui un posto ai Mondiali “lo si deve guadagnare sul campo”. Una posizione, la sua, condivisa anche dal titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che non ha usato mezzi termini definendo la speculazione “vergognosa”, e dal presidente del Comitato Olimpico italiano, il quale ha confidato di sentirsi “offeso” solo al pensiero di un’ammissione agevolata.

Questa reazione così negativa da parte di Roma rischia, di fatto, di far crollare l’intera impalcatura su cui Zampolli voleva costruire l’operazione. Secondo il regolamento Fifa, l’articolo 6 prevede che, in caso di esclusione o ritiro di una federazione, l’organismo abbia la “totale discrezionalità” sulla scelta del sostituto, senza l’obbligo di chiamare la migliore tra le escluse. Tuttavia, la stessa Confederazione Asiatica farebbe pressing affinché il posto venga comunque assegnato a una squadra del continente (con gli Emirati Arabi in pole position), e con l’Italia stessa che ribadisce il proprio no, lo scenario di vedere gli azzurri partire per gli Stati Uniti entro l’11 giugno si allontana sempre più.

Cosa manca per l’esclusione dell’Iran

Per passare dalla cronaca alla realtà fattuale, manca ancora l’unico atto che potrebbe realmente innescare il meccanismo del ripescaggio: un atto formale di esclusione da parte della Fifa o un ritiro volontario della federazione iraniana. Al momento, nessuna di queste due condizioni si è verificata. È vero che Teheran non ha partecipato ai meeting di Vancouver e ha visto sfumare le amichevoli, circostanze che denotano un forte isolamento internazionale della federazione persiana nel bel mezzo di una guerra con Stati Uniti e Israele, ma è altrettanto vero che il governo iraniano continua a sostenere, attraverso i propri canali ufficiali, che la squadra si sta preparando per una “partecipazione orgogliosa e di successo”. Anche il ct Ghalenoei, sebbene abbia confermato l’annullamento delle gare con Panama e Porto Rico, ha spiegato che il programma prevede raduni in Turchia prima del trasferimento negli States, smentendo categoricamente l’esistenza di problemi per la partecipazione: “Se Dio vuole lo faremo”.

Dunque, per citare il celebre adagio calcistico, “non succede, ma se succede” l’Italia potrebbe ritrovarsi con un invito inaspettato. Tuttavia, basandosi sui comportamenti attuali degli attori in campo – dalla fermezza di Infantino al rifiuto degli stessi politici italiani – il realismo impone di considerare la voce del ripescaggio per quello che è al momento: un frutto avvelenato offerto dalla politica estera americana per ricucire i rapporti con Roma (dopo le tensioni relative al pontefice), piuttosto che una reale opportunità di vedere la squadra di Luciano Spalletti volare in Nordamerica.

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