L’iran non ci sta, ma il ripescaggio dell’italia ai mondiali resta un caso aperto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ombra del ripescaggio, che già aveva sfiorato l’Italia dopo l’esclusione da Qatar 2022, si allunga di nuovo su questa estate mondiale, nonostante la Fifa abbia ufficialmente confermato la presenza dell’Iran alla fase finale del torneo – prevista tra Stati Uniti, Messico e Canada – e nonostante, a stretto rigore regolamentare, i giochi parrebbero chiusi. Eppure il dibattito, alimentato da dichiarazioni pubbliche e da interpretazioni talvolta creative del regolamento, continua a tenere banco negli ambienti federali e tra gli addetti ai lavori, trasformando un’ipotesi remota in un caso diplomatico-sportivo di non secondaria importanza. A riaccendere i riflettori, almeno a livello mediatico, ci ha pensato Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti, il quale – in un’intervista ripresa da diverse agenzie – ha lasciato intendere come il quadro, per quanto definito in apparenza, custodisca ancora qualche increspatura. L’Italia, da parte sua, non può fare altro che osservare, senza alcuna leva diretta, mentre il braccio di ferro tra Teheran e le istituzioni internazionali si gioca su un terreno che è insieme politico e burocratico.

Le garanzie chieste dall’iran alla Fifa dopo il caso Vancouver

Il nodo della questione, e cioè l’elemento che tiene tecnicamente in vita il tormentone, risiede nelle richieste formali avanzate dal presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, nei confronti della Fifa. Taj, come riportato da Nbc, non ha messo in dubbio la volontà di partecipare alla competizione; ha però chiesto garanzie ufficiali sulla sicurezza e sulla libertà di movimento della propria delegazione negli Stati Uniti, paese che ospiterà la maggior parte degli incontri. Questa richiesta non è affatto una formalità, se si considera quanto accaduto a Vancouver, dove una delegazione iraniana – diretta a un congresso Fifa – è stata respinta al confine con il Canada. Un episodio che, letto alla luce delle tensioni diplomatiche e militari tra Stati Uniti e Iran, riporta in primo piano il rischio concreto di un boicottaggio. La federazione iraniana, in altre parole, non ha detto “non ci veniamo”, ma ha posto condizioni che, se non soddisfatte, potrebbero trasformarsi in un ritiro last minute. E proprio questo spiraglio – per quanto angusto – tiene aperta una via, seppur strettissima, verso un clamoroso ripescaggio degli Azzurri.

Le scadenze e il silenzio della Fifa: martedì prossimo la prima data chiave

Chi osserva da vicino la vicenda sa che il tempo, in questi casi, è un fattore determinante. La Fifa, per ora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali che dissolvano ogni ambiguità, limitandosi a prendere atto della qualificazione iraniana senza sbilanciarsi sulle condizioni poste da Teheran. Ma il calendario fissa almeno due scadenze precise. La prima è martedì prossimo: entro quella data, secondo quanto circola negli ambienti federali, la federazione iraniana dovrebbe comunicare formalmente la propria intenzione a partecipare o meno, pena una multa salatissima prevista dai regolamenti in caso di rinuncia tardiva. Una sanzione pecuniaria che, per quanto severa, potrebbe non essere sufficiente a dissuadere Teheran, qualora le garanzie richieste – soprattutto in materia di visti, spostamenti e protezione diplomatica – non arrivassero per tempo. L’Italia, in tutto questo, resta nell’anticamera del torneo: la sua squadra, eliminata ai playoff contro la Bosnia, non ha alcuna possibilità di entrare se non attraverso la porta laterale di un ritiro altrui. E la Rai, che già detiene i diritti televisivi della manifestazione, avrebbe già predisposto una scaletta operativa per gestire l’eventuale, improvviso cambio di scenario.

Tra speranza e realismo, l’azzurro resta in attesa senza poter agire

La nazionale, come si legge tra le righe delle cronache sportive, si dichiara “pronta” a cogliere l’occasione, ma si tratta più di una formula retorica che di un reale stato di allerta operativa. Non ci sono allenamenti straordinari, né convocazioni segrete: c’è solo la consapevolezza, da parte della Federcalcio italiana, che l’unica variabile da monitorare sia quella diplomatica. E infatti la posta in gioco, ormai, è uscita dagli stretti confini del campo da calcio per diventare oggetto di valutazioni geopolitiche. L’Iran non ci sta, è vero, ma la sua stessa richiesta di garanzie rivela un’incertezza di fondo. Se Teheran scegliesse il boicottaggio, dovrebbe farlo entro pochissimi giorni, accettando le conseguenze economiche e d’immagine di una rinuncia. Al contrario, se le garanzie arrivassero, il discorso si chiuderebbe lì, senza alcun ripescaggio. Per l’Italia, dunque, non resta che assistere a un gioco altrui – fatto di dichiarazioni, scadenze e incidenti diplomatici – nella speranza che un “no” di Teheran trasformi un’assenza in una clamorosa, tardiva presenza.

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