Christillin: “Italia ripescata? Sarebbe umiliante, meglio la Palestina”
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Redazione Sport
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Evelina Christillin, che non è certo una voce qualsiasi nel palcoscenico del management sportivo internazionale, ha scelto parole nette per intervenire nel dibattito, sempre più acceso, sul possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali del 2026. L’ipotesi, alimentata dalle crescenti incertezze sulla partecipazione dell’Iran – la cui squadra nazionale si trova al centro di tensioni geopolitiche che coinvolgono direttamente gli Stati Uniti – ha subito trovato un argine nella franchezza della dirigente torinese. Secondo il suo ragionamento, infatti, un ripescaggio degli azzurri, dopo l’eliminazione subita contro la Bosnia negli spareggi, rappresenterebbe “una situazione umiliante”, più che un’occasione da cogliere. Non tanto per demeriti tecnici, quanto per la natura stessa del provvedimento: una porta riaperta non dall’erba del campo, ma dai corridoi dei regolamenti.
L’ombra dell’Iran e i meccanismi della Fifa
La nazionale iraniana, la cui presenza in Nord America è tutt’altro che certa, si trova in bilico per ragioni che esulano completamente dal rettangolo di gioco. Christillin, che conosce bene i meccanismi dei vertici federali per averli frequentati da posizioni di rilievo, ha ricordato come la decisione finale spetti esclusivamente alla Fifa e ai suoi organi direttivi. Non ci sono certezze, ha spiegato, su un eventuale forfait di Teheran; e proprio in questo vuoto di certezze si inserisce la sua proposta, tanto originale quanto provocatoria. Se davvero si dovesse aprire una crepa nel tabellone dei partecipanti, allora perché non guardare altrove, invece di riproporre l’Italia?
“Propongo la Palestina”: un’alternativa concreta o una provocazione?
La soluzione avanzata da Christillin – che nel suo ruolo alla guida della Fondazione Museo Egizio di Torino ha dimostrato di saper gestire anche le tensioni culturali più sottili – è chiara: “Suggerisco la Palestina”. Una candidatura che, a suo avviso, avrebbe un valore simbolico e politico ben più alto di un ripescaggio “di cortesia” per una delle nazionali più titolate del mondo. Il riferimento, inevitabile, è al ranking Fifa e all’eventualità di ricorrere a dei Super Play-off, uno strumento regolamentare che potrebbe ridisegnare l’ultimo posto disponibile. Ma anche in quel caso, la dirigente sembra suggerire che l’Italia dovrebbe fare un passo indietro, lasciando spazio a chi, come la Palestina, non ha mai avuto neppure l’occasione di sognare un Mondiale.
Regolamenti, diplomazia e un no secco all’opportunismo
Non c’è, nelle sue parole, alcuna traccia di compassione sportiva né tantomeno di facili entusiasmi nazionalistici. Christillin smonta, pezzo dopo pezzo, la narrazione che vorrebbe gli azzurri pronti a subentrare quasi per diritto divino. L’eliminazione c’è stata – ha ricordato – ed è stata netta. Pretendere di ripararla con un escamotage regolamentare sarebbe, a suo avviso, un atto di debolezza più che di forza. E così, mentre la Fifa continua a valutare la posizione dell’Iran – paese il cui futuro nel torneo resta appeso a equilibri diplomatici fragilissimi – la voce di Christillin introduce un elemento di rottura. Non un’analisi tecnica, non un pronostico. Ma un principio: se si deve riparare un’ingiustizia, si faccia a favore di chi l’ingiustizia l’ha sempre subita, non di chi è semplicemente inciampato per strada.




