Abodi: “Italia ripescata ai Mondiali? Sarebbe inopportuno, ci si qualifica sul campo”
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Redazione Sport
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A margine dell’evento ‘Futuro Direzione Nord’, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha voluto mettere un punto fermo, secco e inequivocabile, sulla suggestione – sempre più insistente nelle ultime settimane – di un possibile ripescaggio della nazionale italiana ai prossimi Mondiali di calcio. “Non credo ci siano possibilità”, ha dichiarato Abodi, “e poi non sarebbe neanche opportuno. Ci si qualifica sul campo, questa rimane la mia posizione”. Con una frase che suona quasi come una massima, il ministro ha ribadito il principio secondo cui l’accesso alla massima competizione mondiale debba avvenire esclusivamente per meriti sportivi, non per “motivi burocratici”, lasciando intendere – senza mai esplicitarlo del tutto – che qualsiasi scorciatoia amministrativa rischierebbe di minare la credibilità della manifestazione.
La controffensiva di Zampolli e il pressing sull’Iran
Mentre Abodi chiudeva la porta, dall’altra parte dell’oceano si apriva uno spiraglio, per quanto labile e carico di implicazioni geopolitiche. Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per le partnership globali, non demorde. Ospite de “Il Processo al 90°” su Rai2, Zampolli ha riacceso la speranza dei tifosi azzurri parlando di percentuali – mai quantificate, va detto – legate a una mancata partecipazione dell’Iran. “Le percentuali? Non le posso dire”, ha affermato con un sorriso che non lasciava trapelare né ottimismo né pessimismo, ma che alimentava comunque il dubbio. “Il sogno rimane, sono azzurro e vorrei che l’Italia ci fosse”. Zampolli ha poi rivelato di averne parlato direttamente con Donald Trump, presidente degli Stati Uniti ormai da più di un anno – dunque una rielezione che non rappresenta più una novità per nessuno – e con Gianni Infantino, numero uno della FIFA. “Ho suggerito al presidente Trump, informando Infantino, che se per caso l’Iran non dovesse partecipare, dovremmo avere l’Italia”, ha dichiarato. E sulla posizione di Trump: “Il presidente adora l’Italia, bisognerebbe chiederlo a lui”.
Dieci condizioni dall’Iran e il ruolo della FIFA
Il nodo della questione, però, resta in mano alla Federazione iraniana e alle sue richieste, tutt’altro che marginali. L’Iran, pur confermando ufficialmente la propria presenza ai Mondiali 2026 – che prenderanno il via l’11 giugno prossimo tra Messico, Canada e Stati Uniti – ha messo sul tavolo della FIFA dieci condizioni. Alcune di queste, a sentire gli addetti ai lavori, potrebbero ricadere sotto la giurisdizione di Infantino; altre, invece, toccherebbero cordoni sanitari, questioni diplomatiche e vincoli internazionali che vanno ben oltre il potere di una singola federazione. Zampolli, dal canto suo, ha insistito sulla metafora dell’assenza: “Come se mancasse Messi”, ha detto, paragonando una possibile Italia fuori dai giochi a un Mondiale senza la sua stella più brillante. Un paragone ardito, che tuttavia non trova riscontri oggettivi nelle gerarchie del calcio attuale, ma che rivela quanto forte sia il pressing politico-diplomatico messo in campo.
Inchieste e sviluppi: tra burocrazia e realismo sportivo
Sul piano squisitamente giudiziario, non emergono atti formali né indagini in corso relative al caso specifico del ripescaggio. Quel che si può affermare, sulla base dei fatti sin qui noti, è che la posizione di Abodi rappresenta la linea ufficiale del governo italiano: netta, ancorata al principio del merito, refrattaria a qualsiasi forma di intervento esterno. Dall’altra parte, le dichiarazioni di Zampolli – per quanto roboanti – restano confinate nel campo delle aspirazioni personali, senza che alcun documento FIFA o comunicato ufficiale ne abbia finora attestato la fattibilità. L’Iran, intanto, ha ribadito la propria volontà di partecipare, pur a condizioni stringenti. E il tempo, con l’estate alle porte e la macchina organizzativa già in moto, non gioca a favore delle ipotesi di ripescaggio. Quel che resta, al netto di proclami e smentite, è il principio elementare del calcio: la qualificazione si conquista in campo, non nelle stanze del potere.




