Italia ripescata ai Mondiali? Il rebus Iran e i fantasmi (regolamentari) del possibile sostituto
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Redazione Sport
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L’ennesima, dolorosa esclusione dalla fase finale del campionato mondiale di calcio, quella che priverà gli azzurri – per la terza volta consecutiva – del torneo che tra giugno e luglio vedrà come scenario condiviso Canada, Stati Uniti e Messico, ha inevitabilmente riaperto il vaso di Pandora delle speranze di ripescaggio. La sconfitta ai rigori subita a Zenica per mano della Bosnia, ennesima pagina nera nella storia recente del calcio italiano, ha lasciato un vuoto che l’immaginazione collettiva, alimentata dalla cronaca internazionale, cerca di colmare con lo scenario più rocambolesco: l’Italia che prende il posto dell’Iran. Quest’ultimo, qualificato sul campo da mesi, vede la propria partecipazione appesa a un filo sottilissimo, quello delle tensioni geopolitiche esplose con gli Stati Uniti – uno dei paesi organizzatori, circostanza quest’ultima che trasforma una normale questione diplomatica in un grattacapo logistico per la Fifa.
Le ragioni del caos: il conflitto, il ministro e il “no” di Teheran
La complessa architettura che regge l’ipotesi di un forfait persiano non nasce da semplici voci di corridoio, bensì da dichiarazioni ufficiali che hanno gelato l’ambiente sportivo internazionale. Il ministro dello Sport iraniano, in un intervento ripreso dalle agenzie di stampa, ha infatti dichiarato l’impossibilità per la propria rappresentativa di calcare i campi statunitensi, citando esplicitamente l’assenza di condizioni di sicurezza fondamentali a seguito delle ostilità in corso. La richiesta, formalmente avanzata dalla federazione iraniana, di disputare le tre partite del girone (in programma a Los Angeles e Seattle) in Messico, è stata fin da subito accantonata dal presidente della Fifa, Gianni Infantino, il quale – dopo un confronto con la presidenza americana – ha ribadito il concetto che “l’Iran giocherà” dove stabilito dal calendario. Questo scacchiere di veti incrociati ha generato quella zona grigia nella quale, per assuefazione al dolore sportivo, i tifosi italiani hanno provato a infilarsi.
L’inghippo del regolamento: discrezionalità totale e gerarchie continentali
A differenza di quanto molti credano, non esiste un automatismo burocratico che premi la nazionale meglio piazzata nel ranking Fifa (l’Italia, in questo caso, è la più alta tra le escluse, occupando la dodicesima piazza) in caso di vuoto da riempire. L’articolo 6.7 del regolamento della manifestazione iridata consegna alla Fifa un potere talmente ampio da risultare quasi imbarazzante: la governance del calcio mondiale può, a propria esclusiva discrezione, “decidere la questione e adottare qualsiasi misura ritenuta necessaria”. Se da un lato questa clausola di “forza maggiore” non vieta a priori l’arrivo degli azzurri, dall’altro il principio di continuità geografica rappresenta un ostacolo quasi insormontabile. Sostituire l’Iran (nazione asiatica) con l’Italia (nazione europea) significherebbe alterare l’equilibrio numerico tra le confederazioni, uno di quei paletti sacri che la Fifa tende a preservare per non dover ricalcolare le quote di partecipazione per i cicli successivi.
Gli scenari alternativi: l’opzione asiatica e il precedente dei “super spareggi”
Se l’Iran dovesse ufficializzare il ritiro, la logica amministrativa suggerisce che il testimone passerebbe agli Emirati Arabi Uniti, eliminati nelle fasi finali di qualificazione asiatica dall’Iraq – quest’ultimo, a sua volta, già impegnato negli spareggi intercontinentali. Esiste però una terza via, evocata da alcune testate anglosassoni e ripresa dalla stampa italiana, che fa tremare i polsi ai più appassionati: la Fifa potrebbe organizzare un “super spareggio” last minute tra le escluse di lusso. A rendere questa ipotesi, per quanto labile, giuridicamente percorribile, è un precedente recentissimo, ovvero la scorsa edizione del Mondiale per Club. In quell’occasione, l’esclusione del Leon (Messico) per violazione delle regole sulla multiproprietà costrinse la Fifa a organizzare un playoff lampo tra Club America e Los Angeles Fc per decretare il sostituto. Se si seguisse questo schema, l’Italia sarebbe la prima candidata a parteciparvi, vista la sua posizione privilegiata nel ranking, ma si tratterebbe di una soluzione estrema, che nessuno – al momento – ha formalizzato in una proposta concreta.
La posizione politica: il “no” di Abodi e la realtà dei tempi
A smorzare gli entusiasmi ci ha pensato, in maniera forse definitiva, il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Interrogato direttamente sulla possibilità di vedere l’Italia beneficiare di un ritiro iraniano, il titolare del dicastero è stato lapidario: “Non credo e non me lo auguro neanche”. Abodi ha sottolineato come si tratti di “una questione continentale” e che sostituire una squadra asiatica con una europea sarebbe “molto difficile”. Al di là delle dichiarazioni politiche, pesa il fattore temporale: il Mondiale scatta l’11 giugno e i tabelloni di marcia della Fifa impongono una certezza sugli organici entro la metà di maggio. Con l’Iran ancora formalmente iscritto e gli Stati Uniti che garantiscono i visti per gli atleti (nonostante le tensioni), il margine di manovra per organizzare una ridefinizione dei gironi o un mini torneo di ripescaggio è ridotto ai minimi termini. Per l’Italia, purtroppo, l’ennesima illusione rischia di infrangersi contro la dura realtà del regolamento e della geografia.




